martes, 22 de septiembre de 2026

Raoul Bova, voce di Raf Vallone nel doc sul grande attore/Raoul Bova, la voz de Raf Vallone, en el documental sobre el gran actor.


Si gira in questi giorni, per tre settimane fino a inizio ottobre, il documentario Combattente diretto da Marco Spagnoli e incentrato sulla figura di Raf Vallone, che combattente lo è stato nella vita prima come giocatore del Torino, poi come membro della Resistenza, poi come giornalista de “L’Unità”, e infine come attore famoso in tutto il mondo. Ne hanno parlato al Tropea Film Festival nel corso di una presentazione moderata dallo scrittore e giornalista Manlio Castagna, Saverio Vallone, figlio di Raf, il produttore Massimo Di Rocco, Anton Giulio Grande, presidente della Calabria Film Commission che sostiene il progetto, e soprattutto Raoul Bova, che ha ricevuto dal festival il Premio Raf Vallone in occasione dei 110 dalla nascita dell’attore tropeano.

A dare voce a Vallone e a sua moglie Elena Varzi in Combattente sono infatti Bova e Stefania Spampinato, attraverso la lettura delle infinite lettere d’amore che i due coniugi si sono scambiati in cinquant’anni di vita matrimoniale, ma anche di “centinaia di bigliettini, messaggi di auguri, telegrammi”, ricorda Spagnoli, “non solo fra Raf ed Elena ma anche tra Raf e personaggi celebri come Arthur Miller, Albert Camus, Marlene Dietrich o Brigitte Bardot: tutto materiale inedito che i figli Eleonora, Saverio e Arabella, presenti nel documentario, hanno conservato per anni senza mai divulgarlo”.

Il casting di Bova non è solo un modo per rendere accessibile il documentario al grande pubblico, ma una scelta naturale: “Saverio Vallone mi ha raccontato che suo padre, davanti a un film con Raoul, l’aveva identificato come suo erede. E quando ho chiamato Raoul per proporgli il progetto di Combattente ha risposto subito di sì alla proposta di scoprire Vallone sullo schermo in senso wendersiano”. “Spagnoli è un regista preparato e mai banale, e la stima è sempre un buon punto di partenza”, dice Bova. “Ma soprattutto ho colto al volo l’opportunità di raccontare un attore così importante inspiegabilmente quasi dimenticato, e di provare a capire che cosa potesse avere visto in me per riconoscere in qualche modo se stesso”.

A ben guardare molte caratteristiche accomunano Bova a Vallone, dalle radici calabresi al passato di atleta (Bova è stato un nuotatore agonistico), dalla carriera cinematografica internazionale alla bellezza. “Ci lega anche la difficoltà di fare un mestiere che tiene lontani dai propri figli (Bova ne ha quattro, ndr), sapendo che il lavoro di attore non garantisce una continuità, e bisogna conciliare il desiderio di provvedere alla propria famiglia con la necessità di lavorare spesso in luoghi distanti. Quantomeno per quanto riguarda Vallone, è evidente che i figli l’hanno amato nonostante le assenze”. Fra la documentazione ritrovata da Spagnoli ci sono anche i diari che Vallone chiedeva ai figli di scrivere quotidianamente per non perdersi nemmeno un momento della loro vita, anche da remoto. Altri punti in comune fra Vallone e Bova? “Ci accomuna la voglia di arrivare e la volontà di lottare sempre per dare il massimo. Il documentario si intitola Combattente perché Vallone si è sempre battuto per difendere i diritti delle persone, anche contro un regime oppressivo, ed è rimasto una testa libera, come spero di rimanere sempre io”.

Nel documentario Bova e Spampinato, nei ruoli di se stessi, passano da Torino a Tropea a Sperlonga, il luoghi della vita di Vallone, e attraverso le testimonianze scritte scoprono, e aiutano a scoprire, “tanti particolari che nelle biografie dell’attore non appaiono”, dice Raoul, “nonché una dimensione intima dell’uomo che personalmente era quella che mi interessava di più”. Ciò che emerge è soprattutto il rapporto intenso con la moglie Elena, conosciuta sul set de Il cammino della speranza. “Lui era il divo, ma la base fortissima della coppia era lei”, ricorda Bova. “Mi ha colpito il livello di devozione che Elena Varzi aveva nei confronti del marito”, dice Spampinato. “Forse la devozione di cinquant’anni fa era troppa, e all’inizio ha suscitato in me una reazione viscerale di disagio, ma riflettendoci penso che forse adesso sia venuta troppo a mancare. E mi sono domandata: io proverò mai un amore così?”

Perché di Raf Vallone finora si è parlato poco? “Perché era un attore ingombrante rispetto al cinema che si è fatto dopo di lui”, dice Spagnoli, che ha impiegato 13 anni a realizzare il suo documentario. “Vallone era larger than life, un intellettuale coltissimo, nonché un trotzkista puro. Il mio sogno è che qualche archivio organizzi e pubblichi l’immenso carteggio che abbiamo scoperto”.

Actualmente se está rodando el documental Combattente, dirigido por Marco Spagnoli y centrado en Raf Vallone, un luchador incansable a lo largo de su vida: primero como jugador del Torino, luego como miembro de la Resistencia, después como periodista de "L'Unità" y, finalmente, como actor de renombre mundial. El documental se presentó en el Festival de Cine de Tropea durante una ponencia moderada por el escritor y periodista Manlio Castagna, junto a Saverio Vallone, hijo de Raf; el productor Massimo Di Rocco; Anton Giulio Grande, presidente de la Comisión de Cine de Calabria, que apoya el proyecto; y, sobre todo, Raoul Bova, quien recibió el Premio Raf Vallone del festival con motivo del 110 aniversario del nacimiento del actor.

En Combattente, Bova y Stefania Spampinato dan voz a Vallone y a su esposa Elena Varzi a través de la lectura de las innumerables cartas de amor que la pareja intercambió durante cincuenta años de matrimonio, así como de «cientos de notas, saludos y telegramas», recuerda Spagnoli, «no solo entre Raf y Elena, sino también entre Raf y figuras célebres como Arthur Miller, Albert Camus, Marlene Dietrich y Brigitte Bardot: todo material inédito que sus hijos Eleonora, Saverio y Arabella, que aparecen en el documental, conservaron durante años sin revelarlo jamás».

La elección de Bova no solo busca hacer el documental accesible a un público más amplio, sino que es una decisión natural: «Saverio Vallone me contó que su padre, viendo una película con Raoul, lo había identificado como su heredero. Y cuando llamé a Raoul para proponerle el proyecto de Combattente, aceptó de inmediato la idea de descubrir a Vallone en la pantalla al estilo Wenders». «Spagnoli es un director muy preparado y nunca aburrido, y el respeto siempre es un buen punto de partida», dice Bova. «Pero, sobre todo, aproveché la oportunidad de dar a conocer a un actor tan importante, inexplicablemente casi olvidado, e intentar comprender qué pudo haber visto en mí que le hizo reconocerse a sí mismo».

Tras un análisis más detallado, Bova y Vallone comparten muchas características, desde sus raíces calabresas hasta su trayectoria deportiva (Bova fue nadador de competición), desde su carrera cinematográfica internacional hasta su belleza. «También compartimos el reto de ejercer una profesión que te aleja de tus hijos (Bova tiene cuatro), sabiendo que la actuación no garantiza la continuidad y que hay que equilibrar el deseo de mantener a la familia con la necesidad de trabajar a menudo en lugares lejanos. Al menos en el caso de Vallone, está claro que sus hijos lo querían a pesar de sus ausencias». Entre los documentos descubiertos por Spagnoli se encuentran los diarios que Vallone pedía a sus hijos que escribieran a diario para no perderse ni un solo momento de sus vidas, ni siquiera remotamente. ¿Alguna otra similitud entre Vallone y Bova? «Compartimos el deseo de triunfar y la voluntad de luchar siempre con todas nuestras fuerzas. El documental se titula Combattente (Luchador) porque Vallone siempre luchó por defender los derechos de las personas, incluso contra un régimen opresor, y se mantuvo como una persona de pensamiento libre, como espero seguir siendo yo».

En el documental, Bova y Spampinato, interpretándose a sí mismos, viajan de Turín a Tropea y Sperlonga, lugares clave en la vida de Vallone. A través de testimonios escritos, descubren, y ayudan a otros a descubrir, «muchos detalles que no aparecen en las biografías del actor», dice Raoul, «así como una dimensión íntima del hombre que personalmente me interesó más». Lo que destaca por encima de todo es su intensa relación con su esposa Elena, a quien conoció en el rodaje de Il cammino della speranza (El camino de la esperanza). «Él era la estrella, pero ella era el pilar fundamental de la pareja», recuerda Bova. «Me impactó la profunda devoción que Elena Varzi sentía por su marido», dice Spampinato. «Quizás la devoción de hace cincuenta años era excesiva, y al principio me provocó una reacción visceral de incomodidad, pero reflexionando sobre ello, creo que tal vez la he echado de menos durante demasiado tiempo. Y me pregunté: ¿alguna vez experimentaré un amor así?».

 

✍️ Cine Città News       


(Fotos + Vídeos) Tropea Film Festival