lunes, 20 de abril de 2026

(Fotos) il nuotatore di Auschwitz

Teatro Comunale Vibo Valentia
18/04/26

📷 @fgalleva 
 
 






Raoul Bova conquista Vibo Valentia e chiude in trionfo la stagione teatrale/Raoul Bova conquista Vibo Valentia y cierra la temporada teatral por todo lo alto.

(Foto) il nuotatore di Auschwitz

(Vídeo) il nuotatore di Auschwitz/Teatro Comunale Vibo Valentia

🎭 Il nuotatore di Auschwitz /Teatro Comunale Vibo Valentia

🎭 Il nuotatore di Auschwitz /Teatro Comunale Vibo Valentia

 

Raoul Bova conquista Vibo Valentia e chiude in trionfo la stagione teatrale/Raoul Bova conquista Vibo Valentia y cierra la temporada teatral por todo lo alto.


«Galleggiare non è essere sospesi nel vuoto come un astronauta nello spazio. Bisogna entrare in contatto con l’elemento. Avere fiducia e affidarsi all’acqua, riempirsi i polmoni e usare ciò che la natura ci ha dato. Trovare un’intesa, un ritmo. Accarezzarla, fenderla con dolcezza e forza. Con rispetto. Spingerla su tutto il corpo, come con un abbraccio che parte piano e poi si stringe. E allora lei ti ricambia, ti sostiene e ti spinge più avanti».

Inizia cosí la storia de “Il nuotatore di Auschwitz”, che va a chiudere la stagione teatrale di AMA Calabria nel nuovo teatro comunale di Vibo Valentia. Un successo straordinario che, come spiega il direttore artistico Francesco Antonio Pollice, ha richiesto l’inserimento di una seconda replica: «inizialmente era previsto solo lo spettacolo delle ore 21, ma, viste le numerose richieste, abbiamo chiesto all’attore di aggiungere una replica alle ore 18, che è andata molto bene».
Pollice si dice particolarmente soddisfatto del risultato di questa prima stagione «credo che il segnale che viene da questi mesi di impegno per la stagione teatrale a Vibo Valentia sia che la città richiede cultura, che questo spazio debba essere abitato e ci auguriamo che ciò possa replicarsi nei prossimi anni». Non mancano i ringraziamenti all’amministrazione comunale, a tutte le associazioni che hanno sostenuto il progetto e, infine, al pubblico che ha seguito con grande interesse e in maniera assai numerosa tutti gli spettacoli.
A contribuire al successo sono state anche le tematiche multidisciplinari affrontate nel corso della stagione, capaci di sollecitare riflessioni e partecipazione. Proprio per questo il cartellone non poteva che concludersi con lo spettacolo che vede protagonista Raoul Bova.


Flotar no es como estar suspendido en el vacío como un astronauta en el espacio. Hay que conectar con el elemento. Confiar en el agua, llenar los pulmones y aprovechar lo que la naturaleza nos ofrece. Encontrar una comprensión, un ritmo. Acariciarla, ararla con suavidad y fuerza. Con respeto. Dejar que te envuelva por completo, como un abrazo que empieza despacio y luego se intensifica. Y entonces te corresponde, te sostiene y te impulsa hacia adelante. Así comienza la historia de «El nadador de Auschwitz», que clausura la temporada teatral de AMA Calabria en el nuevo teatro municipal de Vibo Valentia.  
 
Un éxito extraordinario que, como explica el director artístico Francesco Antonio Pollice, motivó la incorporación de una segunda función: «Inicialmente, solo estaba programada la función de las 21:00, pero, ante la gran demanda, le pedimos al actor que añadiera una función a las 18:00, que tuvo una excelente acogida». Pollice expresó su satisfacción con el resultado de esta primera temporada. «Creo que el mensaje de estos meses de compromiso con la temporada teatral en Vibo Valentia es que la ciudad demanda cultura, que este espacio necesita ser habitado, y esperamos que esto se repita en los próximos años». También expresó su gratitud a la administración municipal, a todas las asociaciones que apoyaron el proyecto y, finalmente, al público que asistió a todas las funciones con gran interés y en tan gran número. Los temas multidisciplinares abordados a lo largo de la temporada, que inspiraron reflexión y participación, también contribuyeron al éxito. Por ello, el programa solo podía concluir con la obra protagonizada por Raoul Bova.
 

 
“Il nuotatore di Auschwitz” porta in scena una storia vera, quella di Alfred Nakache, nuotatore francese di origine ebraica, primarista mondiale, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz.
Il testo scritto da Luca De Bei, nasce da un progetto pensato per portare un messaggio forte al pubblico.
«L’esempio di Alfred Nakache, rinchiuso ad Auschwitz, è proprio l’esempio di una persona che non aveva possibilità di sopravvivere, o comunque era molto difficile farlo. Ma riesce a trovare quella forza interiore e capire cos’è che fa sopravvivere alla privazione del proprio essere e della libertà. É un qualcosa che nasce dall’istinto di sopravvivenza e soprattutto dalla proiezione che si ha della vita futura». Raoul Bova descrive cosí il suo personaggio, aggiungendo di aver trovato in Nakache la forza ed il coraggio di riuscire sempre a cercare una motivazione per restare vivi, anche quando tutto sembra impossibile.
Nello spettacolo, la storia del nuotatore francese si intreccia con quella di un altro personaggio: si tratta dello psicoterapeuta Viktor Emil Frankl –interpretato sempre dallo stesso Raoul Bova–. Entrambi, seppur in maniera diversa, hanno vissuto la drammatica esperienza dei campi di concentramento nazisti.
«Il personaggio dello psicoterapeuta Viktor Emil Frankl» spiega Bova «é una figura importante perché racconta, dando un riscontro psicologico, tutti gli stati d’animo degli internati di Auschwitz». L’attore confessa che è stato proprio l’insieme di queste riflessioni a spingerlo a raccontare una storia che sentiva come necessaria.
 

Particolarmente suggestivo è stato il racconto di una vicenda vissuta da Alfred Nakache all’interno del campo. Bova racconta che «Alfred ha subito tantissime torture, gli buttavano delle monetine nel bacino idrico gelato d’inverno e lui doveva andare a riprenderle». Ma la vera tortura non si limitava a questo: «i soldati scommettevano sul fatto che ce la facesse o meno e, in più, scommettevano vite umane su di lui: se fosse riuscito a raccogliere quella moneta non avrebbero ucciso i suoi compagni, altrimenti sarebbero morti».
La figura di Frankl diventa così essenziale nello spettacolo, offrendo una chiave psicologica capace di restituire paure, conflitti interiori e forza d’animo vissuti in momenti come quelli.
Da questa storia emerge un messaggio sottile ma potente: «alla fine ciò che vince e rimane è solo l’amore». Ed é proprio appigliandosi all’amore per il nuoto e per la sua famiglia, che Alfred Nakache riesce a trovare la forza per sopravvivere.

A fine spettacolo, l’attore evidentemente commosso spiega quanto questo personaggio lo abbia aiutato.
«Portare la storia di Nakache in giro in questi anni mi ha accompagnato in tutte le vicende della vita e mi ha aiutato moltissimo». Rivolgendosi, infine, al pubblico presente in sala, Bova si augura che la storia di Alfred, insieme a quella di Viktor, possa rappresentare uno spunto di riflessione, proprio come lo è stata per lui.

 
«El nadador de Auschwitz» narra la historia real de Alfred Nakache, un nadador francés de origen judío y líder mundial, deportado al campo de concentración de Auschwitz. El texto, escrito por Luca De Bei, surgió de un proyecto concebido para transmitir un mensaje contundente al público. «El ejemplo de Alfred Nakache, prisionero en Auschwitz, es precisamente el de una persona que no tenía ninguna posibilidad de sobrevivir, o al menos lo encontró muy difícil. Pero logra encontrar esa fuerza interior y comprender qué permite sobrevivir a la privación de la propia existencia y libertad. Es algo que surge del instinto de supervivencia y, sobre todo, de la proyección que uno tiene de su futuro». Así describe Raoul Bova a su personaje, añadiendo que encontró en Nakache la fuerza y ​​el coraje para encontrar siempre una razón para seguir viviendo, incluso cuando todo parece imposible. En la serie, la historia del nadador francés se entrelaza con la de otro personaje: el psicoterapeuta Viktor Emil Frankl, interpretado por Raoul Bova. Ambos, aunque de maneras diferentes, vivieron la dramática experiencia de los campos de concentración nazis. «El personaje del psicoterapeuta Viktor Emil Frankl», explica Bova, «es una figura importante porque relata, ofreciendo perspectivas psicológicas, todos los estados emocionales de los prisioneros de Auschwitz». El actor confiesa que fueron precisamente estas reflexiones las que lo impulsaron a contar una historia que sentía necesaria.
 

Particularmente conmovedora fue la historia de la experiencia de Alfred Nakache dentro del campo. Bova relata que "Alfred sufrió mucha tortura; le arrojaban monedas al estanque helado en invierno, y él tenía que ir a buscarlas". Pero la verdadera tortura no terminaba ahí: "Los soldados apostaban a si lo lograría o no, e incluso jugaban vidas humanas: si conseguía recoger la moneda, no matarían a sus compañeros; de lo contrario, morirían". La figura de Frankl se vuelve así esencial para la obra, ofreciendo una clave psicológica capaz de transmitir los miedos, los conflictos internos y la fortaleza de espíritu experimentados en momentos como esos. De esta historia emerge un mensaje sutil pero poderoso: "Al final, solo el amor triunfa y perdura". Y es precisamente aferrándose a su amor por la natación y su familia que Alfred Nakache logra encontrar la fuerza para sobrevivir. Al final de la obra, el actor, visiblemente emocionado, explica cuánto le ha ayudado este personaje. «Contar la historia de Nakache a lo largo de los años me ha acompañado en todos los momentos importantes de mi vida y me ha ayudado mucho». Finalmente, dirigiéndose al público, Bova expresó su esperanza de que la historia de Alfred, junto con la de Viktor, invite a la reflexión, tal como lo ha hecho con la suya.

 
 

jueves, 16 de abril de 2026

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I'm Magazine 2012