martes, 22 de septiembre de 2026

Raoul Bova incanta Tropea: l’attore premiato al Film Festival dall’orafo Michele Affidato/Raoul Bova encanta a Tropea: el actor premiado en el Festival de Cine por el orfebre Michele Affidato


TROPEA Il cinema italiano ha fatto tappa nel cuore pulsante della Perla del Tirreno per una serata di pura magia, arte e grande spettacolo. Nella suggestiva cornice della chiesetta sconsacrata del centro storico — trasformata per l’occasione in una raffinata ed intima sala proiezioni a due passi dall’iconico affaccio panoramico sul mare — si è consumato uno degli appuntamenti più attesi e glamour del Tropea Film Festival. 
Protagonista assoluto della serata è stato Raul Bova, che ha letteralmente conquistato i presenti in una duplice veste: l’attore, infatti, si trovava all’interno della struttura non solo come ospite d’onore, ma anche sul set, impegnato nella realizzazione delle riprese di un cortometraggio dedicato proprio al festival e alle bellezze architettoniche e paesaggistiche di Tropea.

​A coronare un momento di altissimo profilo artistico è stata la consegna del premio speciale, realizzato e consegnato sul palco direttamente dal maestro orafo di fama internazionale Michele Affidato.
Un’opera orafa di rara maestria che ha celebrato il talento, la carriera e il legame profondo di Bova con il grande schermo e con il territorio calabrese. La serata ha visto brillare anche un parterre di ospiti d’eccezione del cinema d’autore. Tra i partecipanti più acclamati spicca la presenza dell’attore Marcello Fonte, volto intenso e tra i principali interpreti del cast di Dogman (il capolavoro di Matteo Garrone acclamato e premiato al Festival di Cannes). 
Un evento memorabile che conferma il Tropea Film Festival come una vetrina di primo piano nel panorama culturale nazionale, capace di fondere ilfascino della storia locale, la bellezza mozzafiato dei suoi scorci e il grande cinema internazionale.

El cine italiano hizo escala en el corazón de la Perla del Mar Tirreno para una velada de pura magia, arte y entretenimiento espectacular. En el evocador entorno de la iglesia desacralizada del centro histórico —transformada para la ocasión en una refinada e íntima sala de proyección a pocos pasos de la icónica vista panorámica al mar— tuvo lugar uno de los eventos más esperados y glamurosos del Festival de Cine de Tropea. 

 La estrella de la noche fue Raúl Bova, quien cautivó a los asistentes de dos maneras: el actor no solo estuvo presente como invitado de honor, sino que también se encontraba en el set, filmando un cortometraje dedicado al festival y a la belleza arquitectónica y paisajística de Tropea. 

 ara celebrar este momento artístico de gran relevancia, se entregó el premio especial, creado y presentado en el escenario por el maestro orfebre de renombre internacional Michele Affidato. Una obra de orfebrería de excepcional maestría que celebró el talento, la trayectoria y la profunda conexión de Bova con la gran pantalla y la región calabresa. La velada contó además con una distinguida selección de invitados del cine de autor. Entre los asistentes más aclamados se encontraba el actor Marcello Fonte, un rostro vibrante y uno de los protagonistas de Dogman (la aclamada y premiada obra maestra de Matteo Garrone en el Festival de Cannes). Un evento memorable que confirma al Festival de Cine de Tropea como un referente en el panorama cultural nacional, capaz de fusionar el encanto de la historia local, la impresionante belleza de sus paisajes y el gran cine internacional.


✍️Corriere Della Calabria 

 

Raoul Bova, voce di Raf Vallone nel doc sul grande attore/Raoul Bova, la voz de Raf Vallone, en el documental sobre el gran actor

(Fotos + Vídeos) Tropea Film Festival

 

Raoul Bova, voce di Raf Vallone nel doc sul grande attore/Raoul Bova, la voz de Raf Vallone, en el documental sobre el gran actor.


Si gira in questi giorni, per tre settimane fino a inizio ottobre, il documentario Combattente diretto da Marco Spagnoli e incentrato sulla figura di Raf Vallone, che combattente lo è stato nella vita prima come giocatore del Torino, poi come membro della Resistenza, poi come giornalista de “L’Unità”, e infine come attore famoso in tutto il mondo. Ne hanno parlato al Tropea Film Festival nel corso di una presentazione moderata dallo scrittore e giornalista Manlio Castagna, Saverio Vallone, figlio di Raf, il produttore Massimo Di Rocco, Anton Giulio Grande, presidente della Calabria Film Commission che sostiene il progetto, e soprattutto Raoul Bova, che ha ricevuto dal festival il Premio Raf Vallone in occasione dei 110 dalla nascita dell’attore tropeano.

A dare voce a Vallone e a sua moglie Elena Varzi in Combattente sono infatti Bova e Stefania Spampinato, attraverso la lettura delle infinite lettere d’amore che i due coniugi si sono scambiati in cinquant’anni di vita matrimoniale, ma anche di “centinaia di bigliettini, messaggi di auguri, telegrammi”, ricorda Spagnoli, “non solo fra Raf ed Elena ma anche tra Raf e personaggi celebri come Arthur Miller, Albert Camus, Marlene Dietrich o Brigitte Bardot: tutto materiale inedito che i figli Eleonora, Saverio e Arabella, presenti nel documentario, hanno conservato per anni senza mai divulgarlo”.

Il casting di Bova non è solo un modo per rendere accessibile il documentario al grande pubblico, ma una scelta naturale: “Saverio Vallone mi ha raccontato che suo padre, davanti a un film con Raoul, l’aveva identificato come suo erede. E quando ho chiamato Raoul per proporgli il progetto di Combattente ha risposto subito di sì alla proposta di scoprire Vallone sullo schermo in senso wendersiano”. “Spagnoli è un regista preparato e mai banale, e la stima è sempre un buon punto di partenza”, dice Bova. “Ma soprattutto ho colto al volo l’opportunità di raccontare un attore così importante inspiegabilmente quasi dimenticato, e di provare a capire che cosa potesse avere visto in me per riconoscere in qualche modo se stesso”.

A ben guardare molte caratteristiche accomunano Bova a Vallone, dalle radici calabresi al passato di atleta (Bova è stato un nuotatore agonistico), dalla carriera cinematografica internazionale alla bellezza. “Ci lega anche la difficoltà di fare un mestiere che tiene lontani dai propri figli (Bova ne ha quattro, ndr), sapendo che il lavoro di attore non garantisce una continuità, e bisogna conciliare il desiderio di provvedere alla propria famiglia con la necessità di lavorare spesso in luoghi distanti. Quantomeno per quanto riguarda Vallone, è evidente che i figli l’hanno amato nonostante le assenze”. Fra la documentazione ritrovata da Spagnoli ci sono anche i diari che Vallone chiedeva ai figli di scrivere quotidianamente per non perdersi nemmeno un momento della loro vita, anche da remoto. Altri punti in comune fra Vallone e Bova? “Ci accomuna la voglia di arrivare e la volontà di lottare sempre per dare il massimo. Il documentario si intitola Combattente perché Vallone si è sempre battuto per difendere i diritti delle persone, anche contro un regime oppressivo, ed è rimasto una testa libera, come spero di rimanere sempre io”.

Nel documentario Bova e Spampinato, nei ruoli di se stessi, passano da Torino a Tropea a Sperlonga, il luoghi della vita di Vallone, e attraverso le testimonianze scritte scoprono, e aiutano a scoprire, “tanti particolari che nelle biografie dell’attore non appaiono”, dice Raoul, “nonché una dimensione intima dell’uomo che personalmente era quella che mi interessava di più”. Ciò che emerge è soprattutto il rapporto intenso con la moglie Elena, conosciuta sul set de Il cammino della speranza. “Lui era il divo, ma la base fortissima della coppia era lei”, ricorda Bova. “Mi ha colpito il livello di devozione che Elena Varzi aveva nei confronti del marito”, dice Spampinato. “Forse la devozione di cinquant’anni fa era troppa, e all’inizio ha suscitato in me una reazione viscerale di disagio, ma riflettendoci penso che forse adesso sia venuta troppo a mancare. E mi sono domandata: io proverò mai un amore così?”

Perché di Raf Vallone finora si è parlato poco? “Perché era un attore ingombrante rispetto al cinema che si è fatto dopo di lui”, dice Spagnoli, che ha impiegato 13 anni a realizzare il suo documentario. “Vallone era larger than life, un intellettuale coltissimo, nonché un trotzkista puro. Il mio sogno è che qualche archivio organizzi e pubblichi l’immenso carteggio che abbiamo scoperto”.

Actualmente se está rodando el documental Combattente, dirigido por Marco Spagnoli y centrado en Raf Vallone, un luchador incansable a lo largo de su vida: primero como jugador del Torino, luego como miembro de la Resistencia, después como periodista de "L'Unità" y, finalmente, como actor de renombre mundial. El documental se presentó en el Festival de Cine de Tropea durante una ponencia moderada por el escritor y periodista Manlio Castagna, junto a Saverio Vallone, hijo de Raf; el productor Massimo Di Rocco; Anton Giulio Grande, presidente de la Comisión de Cine de Calabria, que apoya el proyecto; y, sobre todo, Raoul Bova, quien recibió el Premio Raf Vallone del festival con motivo del 110 aniversario del nacimiento del actor.

En Combattente, Bova y Stefania Spampinato dan voz a Vallone y a su esposa Elena Varzi a través de la lectura de las innumerables cartas de amor que la pareja intercambió durante cincuenta años de matrimonio, así como de «cientos de notas, saludos y telegramas», recuerda Spagnoli, «no solo entre Raf y Elena, sino también entre Raf y figuras célebres como Arthur Miller, Albert Camus, Marlene Dietrich y Brigitte Bardot: todo material inédito que sus hijos Eleonora, Saverio y Arabella, que aparecen en el documental, conservaron durante años sin revelarlo jamás».

La elección de Bova no solo busca hacer el documental accesible a un público más amplio, sino que es una decisión natural: «Saverio Vallone me contó que su padre, viendo una película con Raoul, lo había identificado como su heredero. Y cuando llamé a Raoul para proponerle el proyecto de Combattente, aceptó de inmediato la idea de descubrir a Vallone en la pantalla al estilo Wenders». «Spagnoli es un director muy preparado y nunca aburrido, y el respeto siempre es un buen punto de partida», dice Bova. «Pero, sobre todo, aproveché la oportunidad de dar a conocer a un actor tan importante, inexplicablemente casi olvidado, e intentar comprender qué pudo haber visto en mí que le hizo reconocerse a sí mismo».

Tras un análisis más detallado, Bova y Vallone comparten muchas características, desde sus raíces calabresas hasta su trayectoria deportiva (Bova fue nadador de competición), desde su carrera cinematográfica internacional hasta su belleza. «También compartimos el reto de ejercer una profesión que te aleja de tus hijos (Bova tiene cuatro), sabiendo que la actuación no garantiza la continuidad y que hay que equilibrar el deseo de mantener a la familia con la necesidad de trabajar a menudo en lugares lejanos. Al menos en el caso de Vallone, está claro que sus hijos lo querían a pesar de sus ausencias». Entre los documentos descubiertos por Spagnoli se encuentran los diarios que Vallone pedía a sus hijos que escribieran a diario para no perderse ni un solo momento de sus vidas, ni siquiera remotamente. ¿Alguna otra similitud entre Vallone y Bova? «Compartimos el deseo de triunfar y la voluntad de luchar siempre con todas nuestras fuerzas. El documental se titula Combattente (Luchador) porque Vallone siempre luchó por defender los derechos de las personas, incluso contra un régimen opresor, y se mantuvo como una persona de pensamiento libre, como espero seguir siendo yo».

En el documental, Bova y Spampinato, interpretándose a sí mismos, viajan de Turín a Tropea y Sperlonga, lugares clave en la vida de Vallone. A través de testimonios escritos, descubren, y ayudan a otros a descubrir, «muchos detalles que no aparecen en las biografías del actor», dice Raoul, «así como una dimensión íntima del hombre que personalmente me interesó más». Lo que destaca por encima de todo es su intensa relación con su esposa Elena, a quien conoció en el rodaje de Il cammino della speranza (El camino de la esperanza). «Él era la estrella, pero ella era el pilar fundamental de la pareja», recuerda Bova. «Me impactó la profunda devoción que Elena Varzi sentía por su marido», dice Spampinato. «Quizás la devoción de hace cincuenta años era excesiva, y al principio me provocó una reacción visceral de incomodidad, pero reflexionando sobre ello, creo que tal vez la he echado de menos durante demasiado tiempo. Y me pregunté: ¿alguna vez experimentaré un amor así?».

 

✍️ Cine Città News       


(Fotos + Vídeos) Tropea Film Festival

Cover 'Tutto l'amore che resta'

22/09/26
Guida TV 
 

 

📺Tutto l'amore che resta (2026)

Tutto l'amore che resta (Ep.1)

Martedi 29
 Ep 1


La nueva serie dramática de Rai, que se estrena el martes, está protagonizada por Raoul Bova en el papel del profesor Stefano Fogli, director y fundador del instituto Helen Keller, que ofrece la misma educación tanto a alumnos con discapacidad como a personas sin ella. La inspectora ministerial Michela está interpretada por Giulia Bevilacqua.
 


Episodio 1 El director Stefano Fogli (Raoul Bova, 55) dirige un instituto que derriba las barreras entre alumnos con y sin discapacidad, poniendo el factor humano en el centro. Entre los nuevos alumnos se encuentran la problemática Vittoria y Matteo, su hermano autista. También están Alex y Pietro, marcados por su experiencia en un centro de detención juvenil.
 
 
 

(Fotos + Vídeos) Tropea Film Festival

Raoul riceve il premio Raf Vallon/Raoul recibe el premio Raf Vallon
21/09/26
 

 






(Tropea Film Festival/Calabria Film Commission/Sabina Filice Photography)

 

📌 Tropea Film Festival/20-26 settembre


(Intervista/Entrevista a Raoul) Bienvenuti nella mia scuola/Bienvenido a mi escuela

TV Sorrisi e Canzoni
22/09/26
 


Es difícil contactar con Raoul Bova estos días:  está rodando un documental (del que será el narrador) sobre Raf Vallone, un gran actor de los años 50 y 60 que protagonizó películas famosas de directores como Mario Soldati, Dino Risi y Alberto Lattuada. También está trabajando en una nueva serie de Mediaset sobre una disputa entre familias mafiosas en Puglia.

¡Raoul está muy ocupado! Pero hoy estamos aquí para hablar de "Todo el amor que re-

sta", una nueva ficción que podremos ver a partir del 29 de septiembre en horario estelar en Rail, basada en la serie francesa "Lycée Toulouse-Lautrec".

Sí, es una serie profunda con un mensaje importante. Interpreto a Stefano Fogli, fundador y director del instituto Helen Keller, un pequeño colegio romano que valora la inclusión. Pero yo no soy el protagonista: los verdaderos protagonistas son los alumnos y sus historias.

¿Quién es  Stefano?
 
Un gran soñador que, tras el inmenso dolor que le causó la enfermedad de su hijo, decide crear un modelo escolar sin barreras. El instituto acoge a todos: niños con autismo, con discapacidades físicas e incluso a jóvenes que han estado en centros de menores. El objetivo es promover la inclusión y erradicar todo prejuicio.

En resumen, se trata de una misión personal.

<<<Exactamente. Stefano quiere ante todo comprender y ayudar a su hijo. Episodio tras episodio descubrirás cuál es su problema. Stefano comienza desde la escuela, que debería ser el primer lugar donde se enseñen la diversidad, la inclusión y la responsabilidad."

El reparto también incluye a Giulia Bevilacqua en el papel de Michela, la exnovia de Stefano.

Sí, estuvieron juntos cuando eran jóvenes, cuando ambos eran soñadores con fuertes ideales de igualdad. Pero cuando se reencuentran años después, descubren que las cosas han cambiado drásticamente. Ella se ha convertido en inspectora del Ministerio de Educación y es enviada a esa escuela secundaria para verificar que todo esté en orden.



Es normal. Su relación es ambigua al principio, con desacuerdos e incomodidad. Él cree que ha sido coherente en la vida y se siente un poco traicionado por Michela.

¿Qué tipo de estudiante eras?

Digamos que estudiaba por sentido del deber hacia mis padres (sonríe). Mi padre, Giuseppe, y mi madre, Rosa, me querían mucho. Pero yo estaba concentrado en la natación, que practicaba de forma competitiva. Después de clase tenía entrenamiento.  llegaba tarde a casa, me ponía a estudiar y a menudo me quedaba dormido sobre mis libros porque estaba muy cansado.

¿Temas favoritos?

«Biología, química, matemáticas y filosofía».

¿Y cuál era la que simplemente no soportaba?

Más que la materia en sí, tuve un gran conflicto con mi profesor de italiano: siempre me ponía sobresalientes y me sentía mal. Un día, después de tantos suspensos, mi padre fue a hablar con el profesor para entender cuál era el problema. No cometía errores de ortografía, gramática ni sintaxis. El problema era que expresaba mis opiniones en lugar de adaptarme a las suyas. Simplemente había una diferencia de opinión y yo no quería conformarme. Entonces mi padre le hizo ver que no era justo, que todo el mundo era libre de expresar su propia opinión. A partir de ese momento... mi relación con el profesor cambió por completo.

Volvamos a la natación. ¿Qué aprendiste?

El valor del sacrificio, el compromiso y el esfuerzo para alcanzar una meta. La natación demuestra la realidad: que no existen atajos para lograr resultados y que no se debe elegir el camino fácil. Al contrario, hay que trabajar duro y comprometerse a superar los propios límites.

Así que es cierto, como siempre se dice, que la natación es un deporte completo...

<<¡Absolutamente (risas)! Aunque debo decir que, a nivel psicológico, nadar no ayuda a socializar como los deportes de equipo, ni mejora la velocidad de reacción como los deportes de combate. Sin embargo, sí desarrolla el cuerpo sin contraindicaciones, lesiones ni problemas articulares específicos.

Concluimos con otra serie en la que él es protagonista: "Don Matteo". ¿Cuándo comenzará el rodaje de la decimosexta temporada?

"Están escribiendo el guion estos meses. Creo que estaremos en el set la próxima primavera."

¿Contento de volver a interpretar a Don Massimo?

"¡Por supuesto! Me encanta que no sea un sacerdote perfecto y que trabaje en esto día tras día."


(Intervista/Entrevista a Raoul) «I sognatori cambiano il mondo (e la scuola)»/«Los soñadores cambian el mundo (y la escuela)»

Telepiù
22/09/26
 

Las puertas del instituto Helen Keller, un colegio romano muy especial que hace de la inclusión su valor fundamental, se abren. Está dirigido por el director Stefano Fogli, interpretado por Raoul Bova. Y es precisamente en este colegio, que acoge a alumnos con y sin discapacidad en un mismo programa de desarrollo, donde se desarrolla el nuevo drama de Rail, Tutto l'amore che resta. Se podrá ver a partir del 29 de septiembre a las 21:30 h durante cinco noches.

Raoul, ¿cómo es tu carácter, Stefano?

Es un hombre que ha experimentado y sigue experimentando un gran dolor relacionado con el síndrome que padece su hijo, algo que descubrirás a lo largo de los episodios. Para comprenderlo y ayudarlo, fundó una escuela sin barreras ni límites, de la cual también es director. El instituto acoge a niños con autismo, con discapacidades y a aquellos provenientes de centros de menores. Su objetivo es promover la inclusión y derribar los prejuicios. Stefano se enfrenta a diversas dificultades, tanto por conflictos entre estudiantes como por la burocracia y la hostilidad externa, pero lucha hasta el final.


Estábamos diciendo que las clases están formadas por estudiantes con y sin discapacidades...

Exacto, están todos juntos. Su esperanza es que interactúen entre sí, fomentando el compartir, la igualdad y la ayuda mutua. Claro que Stefano es un soñador (sonríe), por eso a menudo se topa con una realidad más dura y difícil.

Giulia Bevilacqua también forma parte del reparto interpretando a Michela. ¿Cómo es vuestra relación?
 
Ambigua, con muchos choques y conflictos pero también con reconciliaciones. Estuvieron juntos cuando eran jóvenes, eran soñadores con fuertes ideales 

Él interpreta al director de una escuela de educación especial. Y dice...


Igualdad. Stefano se mantuvo firme, Michela no. Tuvo que hacer concesiones entre el corazón y el trabajo. De hecho, es una inspectora enviada por el Ministerio de Educación a Keller para evaluar las condiciones, elaborar informes y verificar que todo cumpla con los estándares.

¿Existe hoy en día una mayor concienciación sobre el tema de la discapacidad?

«Sí, porque hay más información que antes. Ahora, por fin, algunos trastornos tienen nombre. Por ejemplo, a los jóvenes con DSA (discapacidades específicas del aprendizaje, ed.) ya no se les etiqueta simplemente como"perezosos". Esto ayuda a evitar que se sientan equivocados o marginados. Por supuesto, aún queda mucho trabajo por hacer, especialmente con los adolescentes, que a menudo se sienten diferentes.


¿Qué podríamos hacer por los jóvenes?
 
 «Escúchenlos, no los dejen solos. Los jóvenes sienten mucha presión. Sienten que siempre tienen que rendir, pero eso no es rendir. Los adultos deberían escucharlos más, mientras que los jóvenes, entre ellos, deberían comprender que a veces las cosas pueden ser diferentes a como les gustaría».

📺Tutto l'amore che resta (2026)