sábado, 3 de octubre de 2026
Raoul Bova al Villaggio delle Zucche di Nonno Andrea: memoria, terra e inclusione/Raoul Bova en la Aldea de Calabazas del Abuelo Andrea: Memoria, Tierra e Inclusión
Ieri da Nonno Andrea è stata una di quelle giornate che difficilmente si dimenticano.
Il Villaggio delle Zucche, con i suoi colori caldi, la campagna circostante e quell’atmosfera magica che solo l’autunno sa regalare, era gremito di famiglie, bambini e tantissimi fan giunti per incontrare un ospite davvero speciale: Raoul Bova.
Vederlo lì, in mezzo alla gente e ai campi di zucche, ha trasmesso un’emozione autentica. Nessun atteggiamento da grande divo né barriere: Bova si è messo a parlare, a raccontarsi e soprattutto a ricordare, rivolgendo il suo primo pensiero profondo alla natura e a suo padre.
L’attore ha ripercorso la propria infanzia vissuta in campagna accanto a una figura paterna che aveva fatto dell’orto una passione Viscerale, coltivando pomodori, zucche e peperoncini e dedicandosi alla preparazione delle conserve con un amore sconfinato per la terra. Un dettaglio ha colpito tutti i presenti: oggi quell’orto continua a vivere proprio grazie a Raoul, che lo coltiva in prima persona. «Venire qui oggi è un po’ come ricordarlo», ha confidato commosso.
Ayer, en casa del abuelo Andrea, fue uno de esos días inolvidables.
La Aldea de las Calabazas, con sus cálidos colores, el paisaje rural circundante y esa atmósfera mágica que solo el otoño puede ofrecer, estaba repleta de familias, niños e innumerables fans que habían venido a conocer a un invitado muy especial: Raoul Bova.
Verlo allí, entre la gente y los campos de calabazas, transmitía una emoción genuina. Sin aires de estrella ni barreras, Bova comenzó a hablar, a compartir su historia y, sobre todo, a recordar, dedicando sus primeros pensamientos profundos a la naturaleza y a su padre.
El actor relató su infancia en el campo junto a una figura paterna que había convertido la jardinería en una pasión visceral, cultivando tomates, calabazas y chiles, y dedicándose a hacer conservas con un amor infinito por la tierra. Un detalle llamó la atención de todos los presentes: hoy, ese jardín sigue floreciendo gracias a Raoul, quien lo cultiva personalmente. «Venir aquí hoy es un poco como recordarlo», confesó, emocionado.
Non poteva esserci riflessione più adatta per un evento ospitato da Nonno Andrea, un luogo dove il contatto con la natura non rappresenta un semplice sfondo, ma un’identità viva.
Durante l’incontro si è parlato anche di televisione, della nuova serie “Tutto l’amore che resta” e soprattutto di temi sociali fondamentali come l’inclusione, la disabilità e la necessità di costruire una società capace non soltanto di accettare, ma di ascoltare e accogliere davvero le fragilità, attraverso parole semplici e dirette che sono arrivate al cuore del pubblico.
È stato bello riscoprire l’uomo dietro l’attore, un professionista che ama uscire dai ritmi del set per stringere le mani delle persone e percepire il loro affetto sincero.
Al termine del talk non sono mancati i sorrisi, gli scatti e un’attenzione speciale riservata alle persone con disabilità, che hanno potuto vivere un momento d’incontro dedicato con la massima sensibilità.
Mentre la serata volgeva al termine e il Villaggio delle Zucche tornava alla sua atmosfera festosa, è rimasta nell’aria la sensazione di aver condiviso un pomeriggio speciale, fatto di valori autentici. Raoul Bova se n’è andato lasciando molto più di qualche fotografia: ha regalato la storia di un figlio che custodisce l’eredità paterna e di un artista che cerca nella vita reale le sue ispirazioni migliori.
No podría haber habido una reflexión más apropiada para un evento organizado por Nonno Andrea, un lugar donde el contacto con la naturaleza no es solo un telón de fondo, sino una identidad viva.
En la reunión también se habló de televisión, de la nueva serie "Tutto l'amore che resta" (Todo el amor que queda) y, sobre todo, de temas sociales fundamentales como la inclusión, la discapacidad y la necesidad de construir una sociedad capaz no solo de aceptar, sino también de escuchar y abrazar verdaderamente la fragilidad, a través de palabras sencillas y directas que conmovieron al público.
Fue maravilloso redescubrir al hombre detrás del actor, un profesional que disfruta escapar de la rutina del set para tomar de la mano a la gente y sentir su sincero afecto.
Al final de la charla, abundaron las sonrisas, las fotos y la atención especial a las personas con discapacidad, quienes pudieron disfrutar de un encuentro dedicado con la máxima sensibilidad.
Al caer la tarde y recuperarse el ambiente festivo de la Aldea de las Calabazas, perduraba la sensación de haber compartido una tarde especial, impregnada de valores auténticos. Raoul Bova dejó mucho más que unas cuantas fotografías: nos ofreció la historia de un hijo que preserva el legado de su padre y de un artista que busca su mayor inspiración en la vida real.
✍️ il metropolitano
Raoul in Villaggio delle Zucche : “Venire qui è un po’ ricordare mio padre”/ "Venir aquí es un poco como recordar a mi padre".
(Vídeo + Foto) Raoul in 'Comune di Villorba'
viernes, 2 de octubre de 2026
(Fotos) Tropea Film Festival
📷 @sabinafilice_photography
Raoul Bova incanta Tropea: l’attore premiato al Film Festival dall’orafo Michele Affidato/Raoul Bova encanta a Tropea: el actor premiado en el Festival de Cine por el orfebre Michele Affidato
Raoul Bova, voce di Raf Vallone nel doc sul grande attore/Raoul Bova, la voz de Raf Vallone, en el documental sobre el gran actor
(Fotos + Vídeos) Tropea Film Festival
Foto
#repost @lex.serafo Due giganti e un @raoulbovagram !!!!
#raoulbova
#nonnoandrea
#tuttolamorecheresta
Raoul in Villaggio delle Zucche : “Venire qui è un po’ ricordare mio padre”/ "Venir aquí es un poco como recordar a mi padre".
Un bagno di folla caloroso, incorniciato dai colori caldi dell’autunno e dalle distese di zucche che popolano i frutteti di Nonno Andrea. Oggi pomeriggio, l’attore Raoul Bova è stato il super ospite del talk show organizzato nell’ormai celebre Villaggio delle Zucche, regalando al pubblico presente un momento d’incontro autentico, ricco di aneddoti personali e interessanti riflessioni sul sociale. Accolto tra gli applausi e in perfetto “outfit autunnale” in tinta con le sfumature della location, Bova ha dialogato amabilmente, partendo proprio dal suo profondo e personale legame con la vita di campagna.
Un público entusiasta, enmarcado por los cálidos colores del otoño y los campos de calabazas que pueblan los huertos del abuelo Andrea. Esta tarde, el actor Raoul Bova fue el invitado especial del programa de entrevistas celebrado en el ya famoso Pueblo de las Calabazas, ofreciendo al público un encuentro auténtico, lleno de anécdotas personales e interesantes reflexiones sobre temas sociales. Recibido con aplausos y luciendo un atuendo otoñal perfecto que armonizaba con los tonos del lugar, Bova entabló una conversación amena, basándose en su profunda y personal conexión con la vida rural.
Interpellato sul valore evocativo della campagna, l’attore ha condiviso con la platea un ricordo legato alla sua infanzia e alla figura del padre: “La campagna per me è stata un momento di fuga e di pace. Mio padre decise di trasferirsi in campagna, tra l’Abruzzo e il Lazio vicino a un lago, in un posto molto semplice e vero. Lì fece un orto al 100%: coltivava pomodori, zucche, faceva le conserve e avevamo anche dei cavalli. Io passavo il tempo con lui guardando nascere le prime foglioline. Era in totale simbiosi con la natura: si arrabbiava per le grandinate e gioiva per il raccolto degli olivi”.
Al preguntarle sobre el valor evocador del campo, el actor compartió con el público un recuerdo de su infancia y de la vida de su padre: «Para mí, el campo era un lugar de evasión y paz. Mi padre decidió mudarse al campo, entre Abruzzo y Lazio, cerca de un lago, en un lugar muy sencillo y auténtico. Allí plantó un huerto exclusivamente de verduras: cultivaba tomates, calabazas, hacía conservas e incluso teníamos caballos. Pasaba tiempo con él, viendo brotar las primeras hojas. Estaba en completa simbiosis con la naturaleza: se enfadaba con las granizadas y se alegraba con la cosecha de aceitunas».
Un legame particolare con la terra che continua ancora oggi: “Mio padre era calabrese ed era appassionato di peperoncini: ne coltivava varietà provenienti da tutto il mondo, con ogni grado di piccantezza. Oggi che lui non c’è più, quell’orto è rimasto identico e continuo a coltivarlo io nello stesso identico modo. Venire qui oggi è un po’ come ricordarlo”.
Un vínculo especial con la tierra que perdura hasta hoy: «Mi padre era de Calabria y le apasionaban los chiles: cultivaba variedades de todo el mundo, con todos los grados de picante. Ahora que ya no está, ese huerto permanece intacto, y yo sigo cultivándolo exactamente igual. Venir aquí hoy es como recordarlo»
La conversazione si è poi spostata sulla carriera cinematografica e televisiva dell’attore, focalizzandosi in particolare sulla nuova serie tv in onda in queste settimane su Rai 1, “Tutto l’amore che resta”. Nella fiction, Bova interpreta un preside visionario che lotta per creare una scuola realmente inclusiva, capace di accogliere ragazzi con disabilità, problematiche caratteriali o disagi sociali: “È una serie che ha lottato per essere fatta. Racconta le difficoltà dei giovani e di chi vive una disabilità o un disagio. Il personaggio che interpreto è un sognatore che crea un modello di scuola che in Italia ancora non esiste, ma che in altri Paesi come la Francia è realtà. Al di là delle leggi o della burocrazia, la cosa più importante è la cultura dell’inclusione: dobbiamo educare ad accogliere, ad ascoltare e ad aiutare il prossimo. Spesso i ragazzi con difficoltà possono aiutare chi apparentemente non ne ha”.
L’attore ha richiamato anche il suo impegno personale durante l’emergenza Covid, quando mise a disposizione una propria struttura per sostenere chi era in difficoltà, ribadendo come nella scelta dei copioni cerchi sempre storie capaci di esprimere senso di giustizia ed empatia.
Incalzato su quali ruoli sogni ancora di interpretare in futuro, Raoul ha sottolineato l’importanza di guardare alla realtà quotidiana: “I personaggi più belli si scoprono nella vita vera. Il compito di un attore è camminare per le strade per trovare le storie reali. Anche una realtà come questo Villaggio delle Zucche, nata come una piccola azienda e diventata un’eccellenza, potrebbe essere il soggetto per un bellissimo film. Quando c’è la voglia di fare le cose con il cuore, i risultati arrivano”.
Infine, un pensiero sul rapporto diretto con il pubblico e la semplicità: “Oltre allo sport, una delle cose che mi fa stare bene è uscire da dietro la macchina da presa e venire ad incontrare le persone dal vivo. Sentire questo affetto è un grande piacere”.
Al termine del talk, spazio alle foto ricordo e ai saluti, con una corsia preferenziale riservata con sensibilità alle persone con disabilità presenti tra il pubblico. Poi gli ultimi applausi, le strette di mano e le immancabili foto con i fan, prima che il Villaggio delle Zucche tornasse lentamente alla sua atmosfera di festa.
✍️ Qdpnews
(Vídeo + Foto) Raoul in 'Comune di Villorba'











