L’attore sta ancora finendo di girare nei panni di Don Massimo, perché la nuova stagione, che andrà in onda per dieci serate, non è ancora completa. Intanto in radio ha raccontato alcuni aneddoti con i nuovi attori e il lavoro sul set, che prosegue senza sosta.
Oggi appena esco da qui vado a girare sul set – le sue parole – Perché noi siamo in contemporanea: esce la serie e noi continuiamo a lavorare. Inutile quindi chiedermi cosa accadrà, perché non lo so. Stanno scrivendo ancora, scrivono in diretta e noi recitiamo in diretta.
El actor aún está terminando de rodar en el papel de Don Massimo, porque la nueva temporada, que se emitirá durante diez noches, aún no está completa. Mientras tanto, en la radio ha contado algunas anécdotas con los nuevos actores y el trabajo en el plató, que continúa sin descanso.
Hoy, nada más salir de aquí, me voy al rodaje, dijo, porque estamos en simultáneo: la serie se estrena y nosotros seguimos trabajando. Así que no tiene sentido preguntarme qué pasará, porque no lo sé. Todavía están escribiendo, escriben en directo y nosotros actuamos en directo.
“Il cast stellare lo conosciamo, con qualche innesto nuovo”, spiega il Trio Medusa. Come Andrew Howe, ex campione azzurro di salto in lungo.
Lui fa Matias, un pretendente di mia sorella – racconta Bova – Se è bravo a recitare? Bravissimo. È educato, molto carino sul set. Devo dire, poche persone sono così. Però – scherza – salta da una scena all’altra, salta le battute…
«Conocemos al reparto estelar, con algunas incorporaciones nuevas», explica el Trío Medusa. Como Andrew Howe, ex campeón italiano de salto de longitud.
Él interpreta a Matías, un pretendiente de mi hermana —cuenta Bova—. ¿Si es bueno actuando? Muy bueno. Es educado, muy simpático en el plató. Debo decir que pocas personas son así. Pero —bromea— salta de una escena a otra, se salta las frases...
A sorprendere è anche il crossover con Che Dio ci aiuti: il ritorno di Suor Costanza, interpretata da Valeria Fabrizi, espande l’universo narrativo della fiction e strizza l’occhio ai fan storici delle grandi serie Rai. Poi ci sono le guest star, tra cui il già citato Howe e anche Diletta Leotta. “Don Matteo è il Festival di Sanremo per chi fa le fiction: è un punto di arrivo per chi vuole fare quel lavoro lì”, illustra il Trio Medusa.
A me piaceva proprio la serie, perché c’è un prete che fa le indagini. Già è una grande idea di per sé. Però poi è correlato a tante storie e tanti personaggi, che fanno commedia, fanno colore. C’è la parte romantica. C’è un contenitore di grande storie e grandi sentimenti, che dà tranquillità. E sul set vengono a vederci da tutta Italia. Quando giriamo a Spoleto, facciamo molti esterni. Gli appassionati di Don Matteo, che sono tantissimi e arrivano sia dal sud che dal nord, vengono sulla piazza e guardano le riprese. E molte volte la produzione li prende anche a fare le comparse. È una cosa molto carina.
También sorprende el crossover con Che Dio ci aiuti: el regreso de la hermana Costanza, interpretada por Valeria Fabrizi, amplía el universo narrativo de la ficción y hace un guiño a los fans históricos de las grandes series de la Rai. Luego están las estrellas invitadas, entre las que se encuentran el ya mencionado Howe y también Diletta Leotta. «Don Matteo es el Festival de San Remo para los que hacen series: es un punto de llegada para los que quieren dedicarse a ese trabajo», explica el Trio Medusa.
A mí me gustaba mucho la serie, porque hay un cura que investiga. Ya de por sí es una gran idea. Pero además está relacionada con muchas historias y muchos personajes, que aportan comedia y color. Hay una parte romántica. Hay un conjunto de grandes historias y grandes sentimientos, que transmite tranquilidad. Y en el plató vienen a vernos desde toda Italia. Cuando rodamos en Spoleto, hacemos muchas exteriores. Los fans de Don Matteo, que son muchísimos y vienen tanto del sur como del norte, se acercan a la plaza y ven el rodaje. Y muchas veces la producción los contrata como extras. Es algo muy bonito.
Il tema quest’anno è la vocazione, sia quella religiosa che quella di tutti i giorni – spiega Bova – Cioè il posto che ricopri nella vita, nel mondo. Quello è fondamentale, perché molto spesso noi pensiamo di sbagliare tante cose. Ma fondamentalmente a volte non siamo proprio nel posto giusto. La vocazione è un po’ trovare quella che è la tua strada, quello che veramente ti piace e quello che veramente sei. Se io ho sempre voluto fare l’attore? A 16 anni volevo vincere le Olimpiadi. Ero ambizioso. Poi le cose col nuoto sono andate non bene, ho perso gare importanti, mi sono demoralizzato… la vita mi ha portato verso il cinema. Il cinema lo sognavo, ma non pensavo mai potesse essere possibile. Invece ho trovato la mia strada perché ho scoperto che facendo cinema riuscivo ad esprimere me stesso, con tutte le cose che hai dentro.
El tema de este año es la vocación, tanto la religiosa como la cotidiana —explica Bova—. Es decir, el lugar que ocupas en la vida, en el mundo. Eso es fundamental, porque muy a menudo pensamos que nos equivocamos en muchas cosas. Pero, en el fondo, a veces simplemente no estamos en el lugar adecuado. La vocación es, en cierto modo, encontrar tu camino, lo que realmente te gusta y lo que realmente eres. ¿Si siempre quise ser actor? A los 16 años quería ganar los Juegos Olímpicos. Era ambicioso. Luego las cosas con la natación no salieron bien, perdí competiciones importantes, me desmoralicé... la vida me llevó al cine. Soñaba con el cine, pero nunca pensé que fuera posible. En cambio, encontré mi camino porque descubrí que haciendo cine podía expresarme, con todo lo que llevas dentro.Dalla storia di Don Matteo a quella personale, Bova in radio rivela anche qualche novità sulla nuova stagione dell’amata fiction:
Quest’anno qualche cosa cambierà – le sue parole – Qualche cosa “alla Cannavacciuolo”, qualche sberla ci sarà. C’è proprio una parte di azione che hanno voluto sviluppare, è molto interessante e porta dinamismo. Com’è vestire i panni di un prete? Io sono credente e ho sempre amato San Francesco, quindi il tipo di frate che sta in mezzo alla gente, ama la natura, aiuta i poveri. Sono sempre stato affascinato da questa figura. Mi piacciono i preti missionari, quelli che vanno in missione e aiutano la gente sul campo. Mi ispiro ad un prete, si chiamava padre Rick, l’ho conosciuto ad Haiti durante il terremoto. Era uno che beveva, fumava, non lo faceva per vizio ma per superare l’odore dei cadaveri. Era uno che non aveva paura di prendere le persone, aiutarle, portarle in ospedale. Un prete da strada, come piace a me.
Desde la historia de Don Matteo hasta la suya propia, Bova revela en la radio algunas novedades sobre la nueva temporada de la querida serie:
Este año habrá algunos cambios —dice—, algo «al estilo Cannavacciuolo», habrá alguna que otra bofetada. Hay una parte de acción que han querido desarrollar, es muy interesante y aporta dinamismo. ¿Cómo es ponerse en la piel de un sacerdote? Soy creyente y siempre he amado a San Francisco, es decir, el tipo de fraile que está entre la gente, ama la naturaleza y ayuda a los pobres. Siempre me ha fascinado esta figura. Me gustan los sacerdotes misioneros, los que van de misión y ayudan a la gente sobre el terreno. Me inspiro en un sacerdote llamado padre Rick, al que conocí en Haití durante el terremoto. Era alguien que bebía y fumaba, no por vicio, sino para superar el olor de los cadáveres. Era alguien que no tenía miedo de recoger a la gente, ayudarla y llevarla al hospital. Un sacerdote de la calle, como a mí me gusta.
Nella vita di Raoul Bova non c’è solo Don Matteo: l’attore infatti al momento è impegnato anche in altri due progetti.
Sono un anno a teatro con uno spettacolo, Il nuotatore di Auschwitz – spiega – È uno spettacolo molto bello perché parla del nuotatore Alfred Nakache e di uno psicoterapeuta, entrambi sopravvissuti ad Auschwitz. Attraverso il testo si fa vedere come si sono salvati dal campo di concentramento, il meccanismo mentale di sopravvivenza che scatta e la speranza di farcela, che fa parte del pensiero produttivo.
Un mix di psicologia e forza mentale. La psicologia è anche al centro di Amici Comuni, il nuovo film con Raoul Bova in uscita in streaming a febbraio (dopo che è uscito in sala a novembre), per certi versi simile a Perfetti Sconosciuti.
È un film del mio caro amico Marco Castaldi, il regista – le parole dell’attore – Nel cast c’è Beatrice Arnera, Luca Vecchi e Enaudi, che sono attori con cui mi sono trovato benissimo. È una commedia a quattro e ricorda, almeno per i primi 40-50 minuti, Perfetti Sconosciuti, perché è tutto attorno a un tavolo. È un gioco di coppie che si raccontano, chi mente, chi no… È una commedia che fa veramente ridere.
En la vida de Raoul Bova no solo está Don Matteo: de hecho, el actor también está trabajando actualmente en otros dos proyectos.
«Llevo un año en el teatro con una obra, Il nuotatore di Auschwitz (El nadador de Auschwitz)», explica. «Es una obra muy bonita porque habla del nadador Alfred Nakache y de un psicoterapeuta, ambos supervivientes de Auschwitz. A través del texto se muestra cómo se salvaron del campo de concentración, el mecanismo mental de supervivencia que se activa y la esperanza de lograrlo, que forma parte del pensamiento productivo».
Una mezcla de psicología y fuerza mental. La psicología también es el tema central de Amici Comuni, la nueva película con Raoul Bova que se estrenará en streaming en febrero (después de su estreno en cines en noviembre), en cierto modo similar a Perfetti Sconosciuti.
Es una película de mi querido amigo Marco Castaldi, el director —dice el actor—. En el reparto están Beatrice Arnera, Luca Vecchi y Enaudi, actores con los que me lo he pasado muy bien. Es una comedia a cuatro bandas y recuerda, al menos durante los primeros 40-50 minutos, a Perfetti Sconosciuti, porque todo gira en torno a una mesa. Es un juego de parejas que se cuentan cosas, quién miente, quién no... Es una comedia que realmente hace reír.
🎧 👉 Intervista
