domingo, 18 de enero de 2026

(Vídeo)Intervista/Entrevista a Raoul



Al centro di questa stagione c'è la parola "cuore". Cosa dovevano aspettarsi il pubblico?

«C’è anche la vocazione tra i temi di questa stagione. 

Tutti i personaggi avranno a che fare con la loro vocazione: c’è chi l’avrà più religiosa e chi legata al posto che ognuno di noi vuole avere nella propria vita. Sarà una stagione anche ricca di avvenimenti, di personaggi nuovi, di commedia ma anche di azione. Don Massimo ritroverà una fisicità importante. Sarà messo in condizioni nelle quali non potrà non reagire e questo lo metterà molto in discussione come prete. Sarà disposto a fare qualsiasi cosa per proteggere questa ragazza, però ci si interrogherà su quanto sia giusto per l’abito che indossa. Questo sarà un tema per tutta la stagione». 

Se oggi Don Massimo dovesse incontrare Raoul Bova, quali consigli darebbe l'uno all'altro?

«Mi sa che sono molto simili tutti e due, eh (ride, ndr). Diciamo che vivonol’eterna voglia di crescere, di essere curiosi delle situazioni, di non aver paura, di non abbassare mai il livello della consapevolezza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, di non perdere anche l’istinto e l’amore per la vita, per le persone, per la giustizia. Anche di resistere a tutte le difficoltà che possono incontrare. Don Massimo è messo tanto alla prova perché avrà un conflitto forte con se stesso: trova per la prima volta una responsabilità affettiva così grande e rischia di perderla. Qualcuno vuole portargli via Maria, e questo è un conflitto molto forte

 

È contento che, dopo tanto chiacchierare, si tornerà a parlare di lei come attore e quindi per il suo lavoro?

«Sì, non vedevo l'ora. Non vedevo l'ora»

L'Umbria vi ha accolto come una casa: quanto è stato bello tornare a Spoleto?

«A Spoleto ci accolgono veramente bene, dato che ormai ci conoscono tutti. Ho condiviso con loro questi tre anni, mentre c’è chi ne ha passati di più, ed è nata un’amicizia. C’è una condivisione che lega questo progetto. Loro sono molto contenti che stiamo lì e noi siamo molto contenti di stare lì perché è un modo per stare più uniti e non disperderci. Ci ritroviamo ogni giorno nella città e viviamo un po’ come una famiglia».

En el centro de esta temporada está la palabra «corazón». ¿Qué debía esperar el público?

«La vocación también es uno de los temas de esta temporada.  

Todos los personajes tendrán que lidiar con su vocación: algunos tendrán una vocación más religiosa y otros estarán más vinculados al lugar que cada uno de nosotros quiere ocupar en la vida. Será una temporada llena de acontecimientos, nuevos personajes, comedia, pero también acción. Don Massimo recuperará una importante presencia física. Se verá en una situación en la que no podrá evitar reaccionar y esto le hará cuestionarse mucho su papel como sacerdote. Estará dispuesto a hacer cualquier cosa para proteger a esta chica, pero se preguntará si es lo correcto para el hábito que lleva. Este será un tema recurrente a lo largo de toda la temporada».

Si hoy Don Massimo se encontrara con Raoul Bova, ¿qué consejos se darían el uno al otro?

«Creo que los dos son muy parecidos, eh (risas, nota del editor). Digamos que viven el eterno deseo de crecer, de sentir curiosidad por las situaciones, de no tener miedo, de no bajar nunca el nivel de conciencia de lo que está bien y lo que está mal, de no perder el instinto y el amor por la vida, por las personas, por la justicia. También resistir todas las dificultades que puedan encontrar. Don Massimo se ve muy puesto a prueba porque tendrá un fuerte conflicto consigo mismo: por primera vez encuentra una responsabilidad afectiva tan grande y corre el riesgo de perderla. Alguien quiere quitarle a María, y esto es un conflicto muy fuerte para un sacerdote, para un hombre y para un padre».

¿Está contento de que, después de tanto hablar, se vuelva a hablar de usted como actor y, por lo tanto, de su trabajo?

«Sí, estaba deseándolo. Estaba deseándolo».

Umbría les ha acogido como si fuera su hogar: ¿qué tal ha sido volver a Spoleto?

«En Spoleto nos acogen muy bien, ya que ahora todos nos conocen. He compartido estos tres años con ellos, mientras que hay quienes han pasado más tiempo, y ha nacido una amistad. Hay un vínculo que une este proyecto. Ellos están muy contentos de que estemos allí y nosotros estamos muy contentos de estar allí porque es una forma de estar más unidos y no dispersarnos. Nos reunimos todos los días en la ciudad y vivimos un poco como una familia».



Fuente