Un bagno di folla caloroso, incorniciato dai colori caldi dell’autunno e dalle distese di zucche che popolano i frutteti di Nonno Andrea. Oggi pomeriggio, l’attore Raoul Bova è stato il super ospite del talk show organizzato nell’ormai celebre Villaggio delle Zucche, regalando al pubblico presente un momento d’incontro autentico, ricco di aneddoti personali e interessanti riflessioni sul sociale. Accolto tra gli applausi e in perfetto “outfit autunnale” in tinta con le sfumature della location, Bova ha dialogato amabilmente, partendo proprio dal suo profondo e personale legame con la vita di campagna.
Un público entusiasta, enmarcado por los cálidos colores del otoño y los campos de calabazas que pueblan los huertos del abuelo Andrea. Esta tarde, el actor Raoul Bova fue el invitado especial del programa de entrevistas celebrado en el ya famoso Pueblo de las Calabazas, ofreciendo al público un encuentro auténtico, lleno de anécdotas personales e interesantes reflexiones sobre temas sociales. Recibido con aplausos y luciendo un atuendo otoñal perfecto que armonizaba con los tonos del lugar, Bova entabló una conversación amena, basándose en su profunda y personal conexión con la vida rural.
Interpellato sul valore evocativo della campagna, l’attore ha condiviso con la platea un ricordo legato alla sua infanzia e alla figura del padre: “La campagna per me è stata un momento di fuga e di pace. Mio padre decise di trasferirsi in campagna, tra l’Abruzzo e il Lazio vicino a un lago, in un posto molto semplice e vero. Lì fece un orto al 100%: coltivava pomodori, zucche, faceva le conserve e avevamo anche dei cavalli. Io passavo il tempo con lui guardando nascere le prime foglioline. Era in totale simbiosi con la natura: si arrabbiava per le grandinate e gioiva per il raccolto degli olivi”.
Al preguntarle sobre el valor evocador del campo, el actor compartió con el público un recuerdo de su infancia y de la vida de su padre: «Para mí, el campo era un lugar de evasión y paz. Mi padre decidió mudarse al campo, entre Abruzzo y Lazio, cerca de un lago, en un lugar muy sencillo y auténtico. Allí plantó un huerto exclusivamente de verduras: cultivaba tomates, calabazas, hacía conservas e incluso teníamos caballos. Pasaba tiempo con él, viendo brotar las primeras hojas. Estaba en completa simbiosis con la naturaleza: se enfadaba con las granizadas y se alegraba con la cosecha de aceitunas».
Un legame particolare con la terra che continua ancora oggi: “Mio padre era calabrese ed era appassionato di peperoncini: ne coltivava varietà provenienti da tutto il mondo, con ogni grado di piccantezza. Oggi che lui non c’è più, quell’orto è rimasto identico e continuo a coltivarlo io nello stesso identico modo. Venire qui oggi è un po’ come ricordarlo”.
Un vínculo especial con la tierra que perdura hasta hoy: «Mi padre era de Calabria y le apasionaban los chiles: cultivaba variedades de todo el mundo, con todos los grados de picante. Ahora que ya no está, ese huerto permanece intacto, y yo sigo cultivándolo exactamente igual. Venir aquí hoy es como recordarlo»
La conversazione si è poi spostata sulla carriera cinematografica e televisiva dell’attore, focalizzandosi in particolare sulla nuova serie tv in onda in queste settimane su Rai 1, “Tutto l’amore che resta”. Nella fiction, Bova interpreta un preside visionario che lotta per creare una scuola realmente inclusiva, capace di accogliere ragazzi con disabilità, problematiche caratteriali o disagi sociali: “È una serie che ha lottato per essere fatta. Racconta le difficoltà dei giovani e di chi vive una disabilità o un disagio. Il personaggio che interpreto è un sognatore che crea un modello di scuola che in Italia ancora non esiste, ma che in altri Paesi come la Francia è realtà. Al di là delle leggi o della burocrazia, la cosa più importante è la cultura dell’inclusione: dobbiamo educare ad accogliere, ad ascoltare e ad aiutare il prossimo. Spesso i ragazzi con difficoltà possono aiutare chi apparentemente non ne ha”.
L’attore ha richiamato anche il suo impegno personale durante l’emergenza Covid, quando mise a disposizione una propria struttura per sostenere chi era in difficoltà, ribadendo come nella scelta dei copioni cerchi sempre storie capaci di esprimere senso di giustizia ed empatia.
Incalzato su quali ruoli sogni ancora di interpretare in futuro, Raoul ha sottolineato l’importanza di guardare alla realtà quotidiana: “I personaggi più belli si scoprono nella vita vera. Il compito di un attore è camminare per le strade per trovare le storie reali. Anche una realtà come questo Villaggio delle Zucche, nata come una piccola azienda e diventata un’eccellenza, potrebbe essere il soggetto per un bellissimo film. Quando c’è la voglia di fare le cose con il cuore, i risultati arrivano”.
Infine, un pensiero sul rapporto diretto con il pubblico e la semplicità: “Oltre allo sport, una delle cose che mi fa stare bene è uscire da dietro la macchina da presa e venire ad incontrare le persone dal vivo. Sentire questo affetto è un grande piacere”.
Al termine del talk, spazio alle foto ricordo e ai saluti, con una corsia preferenziale riservata con sensibilità alle persone con disabilità presenti tra il pubblico. Poi gli ultimi applausi, le strette di mano e le immancabili foto con i fan, prima che il Villaggio delle Zucche tornasse lentamente alla sua atmosfera di festa.
✍️ Qdpnews
(Vídeo + Foto) Raoul in 'Comune di Villorba'



