viernes, 21 de agosto de 2026

Notte dell’orgoglio marchigiano, Raoul Bova tra cinema e sogni: "Nella vita bisogna avere il coraggio di cercare un'altra strada”/ Raoul Bova entre el cine y los sueños: "En la vida, hay que tener el coraje de buscar otro camino".


FRANCAVILLA D’ETE - Dallo sport al cinema, dalle favole che diventano realtà all'importanza della gentilezza. Raoul Bova, ospite a Francavilla d’Ete per la Notte dell’orgoglio marchigiano, ripercorre alcuni dei momenti più significativi della sua carriera, dialogando con Tiziano Zengarini e Michela Persico, e racconta il filo conduttore che lega i suoi personaggi alle esperienze vissute.

Il tutto prima di una foto con il sindaco Nicola Carolini che ha chiuso così ogni polemica dopo il forfait di un anno fa dell’attore. “Siamo qui, felici e onorati di avere Raoul Bova a Francavilla” ha sentenziato il primo cittadino. E prima di ricevere il premio dalle mani della vicaria del prefetto, la dottoressa Iodice.

Partiamo dalle 'sue' Marche, dalla fiction de "I Fantastici 5", la serie che ha raccontato lo sport e la disabilità. Che esperienza è stata?

"È stata una serie molto bella e intensa, anche se purtroppo non ha avuto il successo che meritava e forse non molti la ricordano. Parlava di sport, di ragazzi con disabilità che combattevano contro le difficoltà, cercando di essere accettati e di convivere anche con chi aveva capacità diverse. Abbiamo lavorato a lungo anche con il centro Paralimpico di Ancona. È stata un'esperienza importante perché lo sport non ha confini ed è uguale per tutti. Di fronte allo sport siamo tutti uguali. Era una serie molto democratica, che raccontava il valore dell'orgoglio di essere sportivi".

Recentemente è arrivato al cinema "Greta e le favole vere", nel quale interpreta il padre di una ragazza che vuole cambiare il mondo. Cosa l'ha convinta?

"È un film indipendente, un'opera prima nata dal sogno di arrivare nelle sale e comunicare proprio questo: una favola che può diventare realtà. Racconta l'amore per il nostro pianeta e quello che la mia generazione ha creduto possibile: salvaguardare l'ambiente, dalla raccolta differenziata alla riduzione dell'uso dei carburanti, dall'introduzione delle auto elettriche alla lotta contro la plastica nei mari. All'inizio siamo rimasti un po' delusi perché non ci siamo sentiti abbastanza supportati. Ma piano piano quel sogno si sta realizzando e oggi sono soprattutto le nuove generazioni a crederci, forse perché hanno capito che davvero può diventare realtà".

Quindi per lei una favola deve sempre partire da un sogno?

"Assolutamente sì. Deve esserci la partenza di un sogno, di qualcosa che possa diventare vero. Le storie che mi appassionano nel cinema sono quelle che raccontano uomini normali, persone che soffrono, che affrontano grandi difficoltà e che però ce la fanno. Anche semplicemente rimanendo persone oneste. Questo significa essere eroi, questo significa realizzare una favola e farla diventare vera".

Lei ha conosciuto lo sport da atleta. Guardando i risultati dei grandi campioni di oggi, ripensa alla sua esperienza nel nuoto?

"Quando vedo questi grandi risultati penso: loro ce l'hanno fatta, io no. Ma poi la vita ti porta verso nuove strade e nuove opportunità. E allora capisci che non è vero che non ce l'hai fatta: magari ce l'hai fatta in un altro modo, in un altro campo. È un messaggio che cerco di dare anche ai miei figli. Non bisogna incaponirsi pensando che un obiettivo debba essere per forza quello. Se una strada si chiude, se quell'obiettivo ha un impedimento, a volte bisogna avere il coraggio di cercarne un'altra, trovando un traguardo altrettanto bello".

È quello che è successo a lei, passando dal nuoto alla recitazione?

"All'inizio il cinema per me era qualcosa di completamente assurdo, quasi inarrivabile. Poi mi sono trovato dentro questo mondo, l'ho amato, l'ho studiato e ho cercato di dare il massimo. Sono arrivato a 55 anni e un giorno terminerò la mia carriera, ma quello che ho fatto l'ho fatto con la stessa passione con cui affrontavo le gare di nuoto: preparazione, dedizione e tutto il cuore necessario per una bella interpretazione".

Nella sua carriera ha interpretato anche tanti uomini delle forze dell'ordine. Che cosa le hanno lasciato quei personaggi?

"In quel periodo c'erano tantissimi film e serie che parlavano di mafia e polizieschi. C'erano storie importanti da raccontare e uomini eccezionali che hanno dato la propria vita e il proprio tempo. Le loro famiglie si sono sacrificate per sostenerli. Quando fai il carabiniere o il poliziotto sei al servizio della gente. Non lo fai soltanto per il lavoro o per i soldi: c'è una passione che ti spinge a rischiare e a sacrificare anche ciò che hai di più caro. Sono persone normali come noi e dovremmo semplicemente dire grazie. Per me è stato un grandissimo onore interpretare le storie di uomini semplici, ma veramente degli eroi".

Nelle sue parole torna spesso il tema dell'attenzione verso gli altri. Quanto conta per lei la gentilezza?

"Ho sempre avuto molta empatia e un'attenzione particolare verso le famiglie e i ragazzi che magari non hanno avuto la stessa fortuna che ho avuto io. A volte mi sono chiesto perché il destino abbia scelto me, che sono sano e posso correre, cantare, mangiare, fare tante cose, mentre un'altra persona ha avuto una disabilità o un incidente grave. Penso che tutti noi che stiamo bene dobbiamo qualcosa a chi sta meno bene. Dobbiamo sentirlo dentro e, quando facciamo qualcosa per gli altri, farlo perché lo sentiamo davvero".

Lei ha vissuto anche esperienze umanitarie molto forti, come ad Haiti dopo il terremoto. Cosa ricorda?

"Sono andato ad Haiti durante il terremoto e mentre eravamo lì ci sono state altre scosse. Volevo aiutare quelle persone, non potevo semplicemente lasciarle morire. Eravamo lì anche con una troupe per raccontare visivamente il lavoro delle associazioni benefiche e di un ospedale della Fondazione Rava, impegnata soprattutto nell'aiuto ai bambini. Mi sono ritrovato non solo a raccontare, ma ad aiutare concretamente le persone. Quando sei lì scatta un istinto di sopravvivenza, ma soprattutto un grande amore per la vita".

E la gentilezza, in questo senso, può davvero cambiare le cose?

"La gentilezza dovremmo ricordarcela sempre, in ogni secondo, in ogni istante, in ogni gesto. La gentilezza apre i cuori, apre il mondo. Dà un senso di vita e di pace. E non deve esserci soltanto nei gesti, ma anche nelle emozioni e nelle parole. Dobbiamo avere attenzione verso gli altri. Le parole a volte sono più dolorose dei fatti. Anche quando offendiamo qualcuno dovremmo cercare di farlo il meno possibile, perché le parole fanno male a chi le riceve, ma in qualche modo fanno male anche a chi le pronuncia".

 

FRANCAVILA D’ETE - Del deporte al cine, de los cuentos de hadas hechos realidad a la importancia de la bondad. Raoul Bova, invitado en Francavilla d’Ete para la Noche del Orgullo de Marche, rememora algunos de los momentos más significativos de su carrera, conversando con Tiziano Zengarini y Michela Persico, y analiza el hilo conductor que une a sus personajes con sus experiencias personales. 

Todo esto antes de una foto con el alcalde Nicola Carolini, poniendo fin así a cualquier polémica tras la retirada del actor hace un año. «Estamos aquí, felices y honrados de tener a Raoul Bova en Francavilla», declaró el alcalde. Y antes de recibir el premio de manos del viceprefecto, el Dr. Iodice. Comencemos con «su» Marche, con la serie ficticia «Los Cinco Fantásticos», que exploró el deporte y la discapacidad.

  ¿Cómo fue la experiencia? 

Fue una serie muy bella e intensa, aunque lamentablemente no tuvo el éxito que merecía y quizás no mucha gente la recuerde. Trataba sobre deporte, sobre niños con discapacidad que luchaban contra las dificultades, intentando ser aceptados y convivir con personas con capacidades diferentes. También colaboramos estrechamente con el Centro Paralímpico de Ancona. Fue una experiencia importante porque el deporte no tiene fronteras y es igual para todos. En el deporte, todos somos iguales. Fue una serie muy democrática que hablaba del valor del orgullo de ser atleta. 

Recientemente estrenaste «Greta y los verdaderos cuentos de hadas», en la que interpretas al padre de una niña que quiere cambiar el mundo. ¿Qué te convenció? 

 Es una película independiente, un debut nacido del sueño de llegar a los cines y comunicar precisamente esto: un cuento de hadas que puede convertirse en realidad. Cuenta la historia del amor por nuestro planeta y lo que mi generación creía posible: proteger el medio ambiente, desde el reciclaje hasta la reducción del consumo de combustible, desde la introducción de los coches eléctricos hasta la lucha contra el plástico en los mares. Al principio, nos sentimos un poco decepcionados porque no nos sentíamos lo suficientemente apoyados. Pero poco a poco, ese sueño se está haciendo realidad, y hoy, sobre todo las generaciones más jóvenes, creen en él, quizás porque han comprendido que realmente puede convertirse en realidad.

  Entonces, para ti, ¿un cuento de hadas siempre debe comenzar con un sueño? 

"Absolutamente. Debe haber un comienzo, un sueño, algo que pueda hacerse realidad. Las historias que me fascinan en el cine son las de gente común, gente que sufre, que enfrenta grandes dificultades y, sin embargo, triunfa. Incluso simplemente siendo honestos. Esto es lo que significa ser héroe, esto es lo que significa hacer realidad un cuento de hadas." 

 Tu primer contacto con el deporte fue como atleta. Al ver los resultados de los grandes campeones de hoy, ¿recuerdas tu propia experiencia en la natación? 

Cuando veo estos grandes resultados, pienso: ellos lo lograron, yo no. Pero la vida te lleva por nuevos caminos y te ofrece nuevas oportunidades. Y entonces te das cuenta de que no es cierto que no lo hayas logrado: tal vez lo lograste de otra manera, en otro ámbito. Es un mensaje que también intento transmitir a mis hijos. No hay que ser obstinado, pensando que una meta tiene que ser necesariamente esa. Si un camino se cierra, si esa meta se topa con un obstáculo, a veces hay que tener el valor de buscar otro, encontrar una meta igual de hermosa. 

¿Eso fue lo que te pasó, pasar de la natación a la actuación? "

Al principio, el cine me parecía completamente absurdo, casi inalcanzable. Luego me vi inmerso en ese mundo, me encantó, lo estudié y traté de darlo todo. Tengo 55 años y algún día me retiraré, pero lo que hice, lo hice con la misma pasión que tenía por las competiciones de natación: preparación, dedicación y todo el corazón necesario para una buena actuación." En tu carrera, también has interpretado a muchos agentes de la ley. 

 ¿Qué te dejaron esos personajes? 

En aquella época, había muchísimas películas y series sobre la mafia y dramas policíacos. Había historias importantes que contar y hombres excepcionales que dieron su vida y su tiempo. Sus familias se sacrificaron para apoyarlos. Cuando eres carabinero o policía, estás al servicio del pueblo. No lo haces solo por el trabajo o el dinero: hay una pasión que te impulsa a correr riesgos y a sacrificar incluso lo que más quieres. Son personas comunes y corrientes como nosotros, y simplemente deberíamos darles las gracias. Para mí, fue un inmenso honor interpretar las historias de hombres sencillos, pero verdaderos héroes. El tema de la preocupación por los demás aparece a menudo en tus palabras.  

¿Qué importancia tiene la bondad para ti?

  Siempre he sentido una gran empatía y una especial preocupación por las familias y los jóvenes que quizás no han tenido la misma suerte que yo. A veces me he preguntado por qué el destino me eligió a mí, que gozo de buena salud y puedo correr, cantar, comer y hacer tantas cosas, mientras que otra persona sufrió una discapacidad o un accidente grave. Creo que todos los que gozamos de buena salud tenemos una deuda con quienes no la tienen. Debemos sentirlo en nuestro interior, y cuando hacemos algo por los demás, lo hacemos porque realmente lo sentimos. 

También has vivido experiencias humanitarias muy impactantes, como en Haití tras el terremoto. ¿Qué recuerdas? 

"Fui a Haití durante el terremoto, y mientras estábamos allí, hubo otros temblores. Quería ayudar a esas personas; no podía simplemente dejarlas morir. También estábamos allí con un equipo para documentar visualmente el trabajo de organizaciones benéficas y un hospital administrado por la Fundación Rava, que se dedica principalmente a ayudar a los niños. Me encontré no solo contando la historia, sino ayudando realmente a la gente. Cuando estás allí, se activa el instinto de supervivencia, pero sobre todo, un gran amor por la vida." 

¿Y puede la bondad, en este sentido, realmente cambiar las cosas? 

 "Siempre debemos recordar la bondad, cada segundo, cada instante, en cada gesto. La bondad abre los corazones, abre el mundo. Da una sensación de vida y paz. Y debe estar presente no solo en los gestos, sino también en las emociones y las palabras. Debemos estar atentos a los demás. Las palabras a veces duelen más que las acciones. Incluso cuando ofendemos a alguien, debemos intentar hacerlo lo menos posible, porque las palabras hieren a quien las recibe, pero de alguna manera también hieren a quien las dice." 

 

La Provincia di Fermo