La serie racconta famiglie che afrontano cambiamenti difficili. Lei hai detto che su madre le ha insegnato a scegliere la propria fe-licità senza temere di perdere l'amore dei fi-gli. Quanto l'ha aiutata quel consiglio nell'ul-timo anno?
Mia madre mi ha insegnato una cosa molto sem-plice, ma non sempre facile da mettere in pratica: scegliere la propria felicità non significa amare me-no gli altri. A volte, per paura di ferire o di perdere l'amore delle persone che amiamo, rimaniamo fer-mi in situazioni che non ci appartengono più. Nell'ul-timo anno quelle parole mi sono tornate in mente molte volte e mi hanno aiutato. Ho capito che si può attraversare anche un cambiamento doloroso cer-cando di rimanere fedeli a sé stessi, senza smette-re di essere padre, senza smettere di amare. Que-sta è la cosa più importante. I rapporti veri possono cambiare forma e attraversare momenti difficili, ma se l'amore è autentico non svanisce».
Il titolo parla dell'amore che resta dopo una prova. Guardando alla sua vita oggi, quali le-gami desidera custodire e che cosa spera di costruire per sé?
Oggi desidero custodire soprattutto i legami nei quali c'è verità, con i miei figli, con la mia famiglia e con le persone che mi sono state accanto nei mo-menti più complicati. Con il tempo impari che non tutto ciò che perdi è una perdi-ta e che non tutto ciò che resta deve rimanere ugua-le a prima. Alcuni rapporti cambiano, alcuni finiscono, altri diventano ancora più profondi. Per me costruire oggi significa cercare sere-nità e autenticità. Significa continuare a credere nell'a-more, nonostante le delu-sioni e le ferite, perché la cosa più triste sarebbe permettere a ciò che ci ha fatto male di toglierci la capacità ci amare».
Il suo personaggio, Stefano, vuole aiutare su-o figlio Luca, ma deve accettare che non tutto dipende da lui. Come padre, quando ha capi-to che amare un figlio significa anche lasciar-gli spazio?
Credo che sia una delle cose più difficili da impara-re come padre. Quando un figlio nasce, il tuo istin-to è proteggerlo da tutto. Poi cresce e capisci che proteggerlo non significa impedirgli di vivere, sce-gliere e persino sbagliare. Sto ancora imparando a essere padre. Ho capito che significa esserci sen-za occupare tutto lo spazio, far sapere ai propri figli che ci sei senza pretendere di decidere al posto lo-ro. Amare davvero un figlio significa dargli radici ab-bastanza forti per sapere da dove viene, ma anche la libertà di scegliere dove vuole andare».
Prima di diventare attore sognava di insegna-re. Quanto si è riconosciuto in Stefano Fogli?
Mia madre mi ha insegnato una cosa molto sem-plice, ma non sempre facile da mettere in pratica: scegliere la propria felicità non significa amare me-no gli altri. A volte, per paura di ferire o di perdere l'amore delle persone che amiamo, rimaniamo fer-mi in situazioni che non ci appartengono più. Nell'ul-timo anno quelle parole mi sono tornate in mente molte volte e mi hanno aiutato. Ho capito che si può attraversare anche un cambiamento doloroso cer-cando di rimanere fedeli a sé stessi, senza smette-re di essere padre, senza smettere di amare. Que-sta è la cosa più importante. I rapporti veri possono cambiare forma e attraversare momenti difficili, ma se l'amore è autentico non svanisce».
Il titolo parla dell'amore che resta dopo una prova. Guardando alla sua vita oggi, quali le-gami desidera custodire e che cosa spera di costruire per sé?
Oggi desidero custodire soprattutto i legami nei quali c'è verità, con i miei figli, con la mia famiglia e con le persone che mi sono state accanto nei mo-menti più complicati. Con il tempo impari che non tutto ciò che perdi è una perdi-ta e che non tutto ciò che resta deve rimanere ugua-le a prima. Alcuni rapporti cambiano, alcuni finiscono, altri diventano ancora più profondi. Per me costruire oggi significa cercare sere-nità e autenticità. Significa continuare a credere nell'a-more, nonostante le delu-sioni e le ferite, perché la cosa più triste sarebbe permettere a ciò che ci ha fatto male di toglierci la capacità ci amare».
Il suo personaggio, Stefano, vuole aiutare su-o figlio Luca, ma deve accettare che non tutto dipende da lui. Come padre, quando ha capi-to che amare un figlio significa anche lasciar-gli spazio?
Credo che sia una delle cose più difficili da impara-re come padre. Quando un figlio nasce, il tuo istin-to è proteggerlo da tutto. Poi cresce e capisci che proteggerlo non significa impedirgli di vivere, sce-gliere e persino sbagliare. Sto ancora imparando a essere padre. Ho capito che significa esserci sen-za occupare tutto lo spazio, far sapere ai propri figli che ci sei senza pretendere di decidere al posto lo-ro. Amare davvero un figlio significa dargli radici ab-bastanza forti per sapere da dove viene, ma anche la libertà di scegliere dove vuole andare».
Prima di diventare attore sognava di insegna-re. Quanto si è riconosciuto in Stefano Fogli?
Si, è vero. Ho frequentato l'istituto magistrale, fa-cevo tirocinio nelle scuole elementari e poi ho studiato all'Isef. Volevo insegnare. Sognavo una scuo-la in cui lo sport fosse alla base dei rapporti umani e dell'apprendimento. Nel liceo di Stefano ho ritro-vato quell'idea: una scuola senza etichette, capa-ce di riconoscere ogni diversità. L'ho imparato an-che da atleta, quando ho incontrato un allenatore attento alle mie caratteristiche».
Lei ha due figli grandi, ma anche due bambi-ne: da padre ritiene necessaria l'educazione sentimentale nelle scuole?
«Assolutamente si. Dovrebbe essere una materia autonoma, con ore dedicate. La dimensione emo-tiva degli studenti è essenziale. La scuola forma le persone che domani vivranno nella società e deve insegnare loro a riconoscere i sentimenti, rispettare gli altri e chiedere aiuto. Le mie figlie frequentano u-na scuola attenta a questi temi. Una di loro ha rac-contato che alcuni commenti di certi ragazzi, ritenuti magari innocui o goliardici, le facevano male. Gli in-segnanti si sono accorti che era giù, le hanno chie-sto che cosa avesse e lei si è sentita libera di parlare. Sono intervenuti e la situazione si è risolta subito».
Che cosa accade, invece, quando un ragazzo non trova quello spazio di ascolto?
«Penso a chi non riesce ad alzare la mano e dire: "Ho una difficoltà". Se nessuno ascolta, si crea ter-reno per il bullismo, il revenge porn e altri fenome-ni gravi. La famiglia è essenziale. Trovo interessante
anche la proposta di limitare sotto i 14 anni l'accesso a social network e determinati contenuti online. Isti-tuzioni, scuola e genitori devono lavorare insieme». Qual è, per lei, il gesto più autentico dell'in-clusione?
<Non lasciare vuoto il banco accanto a chi è in diffi-coltà. Significa avvicinarsi, stringergli la mano e dir-gli: "Sto con te". Basta un sorriso, la scelta di non permettere che qualcuno venga deriso o escluso. Anche i genitori devono sentirsi accolti. Non do-vremmo aspettare di vivere un problema in casa per accorgerci degli altri.
Stefano è combattivo, fedele ai suoi sogni an-che quando tutto si complica. Quanto le so-miglia in questo?
<Molto. Amo i sognatori e le persone che lottano anche nei momenti difficili. Mi riconosco in chi, per difendere i propri ideali, rinuncia ai risultati o ai gua-dagni facili e conserva una forte morale. Perdere i propri ideali sarebbe una sconfitta».
Tornerebbe a interpretarlo in una seconda stagione? E quali altri progetti l'aspettano?
<Il prossimo anno tornerò sul set di Don Matteo, che mi impegna per nove mesi. Se la serie piacerà e ci sarà una seconda stagione, sarò felice di riprende-re il ruolo di Stefano».
Lei ha due figli grandi, ma anche due bambi-ne: da padre ritiene necessaria l'educazione sentimentale nelle scuole?
«Assolutamente si. Dovrebbe essere una materia autonoma, con ore dedicate. La dimensione emo-tiva degli studenti è essenziale. La scuola forma le persone che domani vivranno nella società e deve insegnare loro a riconoscere i sentimenti, rispettare gli altri e chiedere aiuto. Le mie figlie frequentano u-na scuola attenta a questi temi. Una di loro ha rac-contato che alcuni commenti di certi ragazzi, ritenuti magari innocui o goliardici, le facevano male. Gli in-segnanti si sono accorti che era giù, le hanno chie-sto che cosa avesse e lei si è sentita libera di parlare. Sono intervenuti e la situazione si è risolta subito».
Che cosa accade, invece, quando un ragazzo non trova quello spazio di ascolto?
«Penso a chi non riesce ad alzare la mano e dire: "Ho una difficoltà". Se nessuno ascolta, si crea ter-reno per il bullismo, il revenge porn e altri fenome-ni gravi. La famiglia è essenziale. Trovo interessante
anche la proposta di limitare sotto i 14 anni l'accesso a social network e determinati contenuti online. Isti-tuzioni, scuola e genitori devono lavorare insieme». Qual è, per lei, il gesto più autentico dell'in-clusione?
<Non lasciare vuoto il banco accanto a chi è in diffi-coltà. Significa avvicinarsi, stringergli la mano e dir-gli: "Sto con te". Basta un sorriso, la scelta di non permettere che qualcuno venga deriso o escluso. Anche i genitori devono sentirsi accolti. Non do-vremmo aspettare di vivere un problema in casa per accorgerci degli altri.
Stefano è combattivo, fedele ai suoi sogni an-che quando tutto si complica. Quanto le so-miglia in questo?
<Molto. Amo i sognatori e le persone che lottano anche nei momenti difficili. Mi riconosco in chi, per difendere i propri ideali, rinuncia ai risultati o ai gua-dagni facili e conserva una forte morale. Perdere i propri ideali sarebbe una sconfitta».
Tornerebbe a interpretarlo in una seconda stagione? E quali altri progetti l'aspettano?
<Il prossimo anno tornerò sul set di Don Matteo, che mi impegna per nove mesi. Se la serie piacerà e ci sarà una seconda stagione, sarò felice di riprende-re il ruolo di Stefano».
La serie trata sobre familias que enfrentan cambios difíciles. Dijiste que tu madre te enseñó a elegir tu propia felicidad sin miedo a perder el amor de tus hijos. ¿Cuánto te ha ayudado ese consejo durante el último año?
Mi madre me enseñó algo muy simple, pero no siempre fácil de poner en práctica: elegir tu propia felicidad no significa amar menos a los demás. A veces, por miedo a herir o perder el amor de las personas que amamos, nos quedamos atrapados en situaciones que ya no nos pertenecen. Durante el último año, esas palabras han vuelto a mi mente muchas veces y me han ayudado. He comprendido que se puede superar incluso un cambio doloroso si uno intenta ser fiel a sí mismo, sin dejar de ser padre, sin dejar de amar. Esto es lo más importante. Las relaciones verdaderas pueden cambiar y pasar por momentos difíciles, pero si el amor es auténtico, no se desvanece.
El título habla del amor que perdura después de una prueba. Mirando hacia atrás en tu vida hoy, ¿qué vínculos quieres preservar y qué esperas construir para ti?
Hoy, quiero preservar especialmente los lazos que representan la verdad, con mis hijos, con mi familia y con las personas que me han apoyado en los momentos más difíciles. Con el tiempo, uno aprende que no todo lo que se pierde es una pérdida, y que no todo lo que queda tiene que permanecer igual. Algunas relaciones cambian, otras terminan, otras se profundizan aún más. Para mí, construir hoy significa buscar la serenidad y la autenticidad. Significa seguir creyendo en el amor, a pesar de las decepciones y las heridas, porque lo más triste sería permitir que lo que nos ha lastimado nos arrebate la capacidad de amar.
Tu personaje, Stefano, quiere ayudar a su hijo Luca, pero debe aceptar que no todo depende de él. Como padre, ¿cuándo comprendiste que amar a un hijo también significa darle espacio?
Creo que esa es una de las cosas más difíciles de aprender como padre. Cuando nace un niño, el instinto es protegerlo de todo. Luego crece y comprendes que protegerlo no significa impedirle vivir, elegir o incluso cometer errores. Todavía estoy aprendiendo a ser padre. He comprendido que significa estar presente sin acaparar todo el protagonismo, hacerles saber a tus hijos que estás ahí sin intentar decidir por ellos. Amar de verdad a un hijo significa darle raíces lo suficientemente fuertes como para saber de dónde viene, pero también la libertad de elegir adónde quiere ir.
Antes de ser actor, soñabas con ser profesor. ¿Cuánto te identificabas con Stefano Fogli?
Sí, es cierto. Estudié magisterio, hice prácticas en colegios de primaria y luego estudié en el ISEF. Quería ser profesor. Soñaba con un colegio donde el deporte fuera la base de las relaciones humanas y del aprendizaje. En el instituto de Stefano, redescubrí esa idea: un colegio sin prejuicios, capaz de reconocer la diversidad. También lo aprendí como deportista, cuando conocí a un entrenador que supo apreciar mis características.
Tienes dos hijos adultos y dos niñas pequeñas: como padre, ¿crees que la educación emocional es necesaria en los colegios?
Absolutamente. Debería ser una asignatura aparte, con horas dedicadas. La dimensión emocional de los estudiantes es fundamental. Las escuelas forman a las personas que vivirán en la sociedad del mañana y deben enseñarles a reconocer los sentimientos, respetar a los demás y pedir ayuda. Mis hijas asisten a una escuela que presta atención a estos temas. Una de ellas comentó que algunos comentarios de ciertos niños, quizás considerados inofensivos o en broma, la hirieron. Los profesores notaron que estaba molesta, le preguntaron qué le pasaba y ella se sintió con la libertad de expresarse. Intervinieron y la situación se resolvió de inmediato.
¿Qué sucede, sin embargo, cuando un niño no encuentra ese espacio para ser escuchado?
Pienso en aquellos que no pueden alzar la mano y decir: "Tengo un problema". Si nadie escucha, se crea un caldo de cultivo para el acoso escolar, la difusión de imágenes íntimas sin consentimiento y otros problemas graves. La familia es fundamental. También me parece interesante la propuesta de limitar el acceso a las redes sociales y a ciertos contenidos en línea para menores de 14 años. Las instituciones, las escuelas y los padres deben trabajar juntos.
¿Cuál es, para ti, el gesto de inclusión más auténtico?
"No dejes el pupitre vacío junto a alguien que está teniendo un problema. Significa tenderle la mano, estrechársela y decirle: 'Estoy contigo'. Una sonrisa es suficiente, la decisión de no permitir que nadie sea ridiculizado o excluido. Los padres también necesitan sentirse bienvenidos. No debemos esperar a tener un problema en casa para fijarnos en los demás."
Stefano es un luchador, fiel a sus sueños incluso cuando todo se complica. ¿Cuánto se parece a ti en esto?
"Mucho. Admiro a los soñadores y a las personas que luchan incluso en los momentos difíciles. Me identifico con quienes, para defender sus ideales, renuncian a los resultados o a las ganancias fáciles y mantienen una moral sólida. Perder los ideales sería una derrota."
¿Volverías a interpretarlo en una segunda temporada? ¿Y en qué otros proyectos estás trabajando?
El año que viene regresaré al rodaje de Don Matteo, lo que me llevará nueve meses. Si la serie tiene buena acogida y hay una segunda temporada, me encantaría retomar el papel de Stefano.
✍️ Diva e Donna
