lunes, 28 de septiembre de 2026

🗣️ Raoul Bova: «La scuola non deve ghettizzare ma neanche creare alunni tutti uguali. Educazione affettiva? È importante, le mie figlie già la fanno»/Raoul Bova: "Las escuelas no deberían crear guetos para los estudiantes, pero tampoco deberían crear alumnos todos iguales. ¿Educación emocional? Es importante; mis hijas ya la practican."


Una scuola pubblica in cui ragazzi con e senza disabilità studiano insieme, un preside illuminato e, come dice il protagonista, «sognatore» che ha trasformato l'inclusione in condivisione, ascolto. È il mondo di Tutto l'amore che resta, la nuova fiction di Rai 1 con Raoul Bova, al via martedì 29 settembre alle 21.30. La serie, diretta da Andrea Rebuzzi (Il Professore 3) e prodotta da Rai Fiction e Fabula Pictures, è l'adattamento italiano della francese Lycée Toulouse-Lautrec ed è stata presentata dai protagonisti a Roma nella sede Rai di via Alessandro Severo.
 
Nel cast anche Giulia Bevilacqua nel ruolo di un'ispettrice. «È una serie profonda e con un messaggio importante – sottolinea Bova –. Io interpreto Stefano Fogli, fondatore e preside del liceo Helen Keller, un piccolo istituto romano che fa dell'inclusione il proprio valore fondamentale. Ma al centro non ci sono io: i protagonisti sono gli studenti e le loro fragilità. Il liceo accoglie tutti: ragazzi con autismo, con disabilità fisiche e anche quelli provenienti dal riformatorio». 
 
Bova spiega che è una serie rivolta ai giovani e ai genitori per abbattere le barriere: «Credo che la scuola non debba ghettizzare ma neanche creare alunni tutti uguali, omologati: sarebbe una grande sconfitta; bisogna invece evidenziare le diversità», dice l'attore. Nel sogno di Stefano c'è anche qualcosa che appartiene alla sua esperienza reale: «Io – racconta Bova – ho studiato all'istituto magistrale, facevo tirocinio nelle scuole elementari; poi ho fatto l'Isef, sognavo allora come Stefano anche una scuola in cui fosse centrale la relazione.  
 
Una relazione che può tradursi anche in qualcosa di elementare: non lasciare quel banco vuoto accanto a chi ha difficoltà, ma riempirlo, andare lì e stringergli la mano o abbracciarlo e dirgli: sono con te».

Nel personaggio, però, quell'ideale acquista un'urgenza ulteriore attraverso la malattia del figlio. «Stefano sognava sin da ragazzo una scuola di questo genere, solo che ha avuto anche la difficoltà di trovarsi poi un figlio con una grave malattia, una disabilità, che l'ha portato ad avere quella spinta in più per fare questo passo». Bova fa notare: «Il problema è proprio questo, che si fanno questi passi solo quando si ha un'esperienza personale, quando invece bisognerebbe farli anche non avendo problemi a casa. Non si può lasciare la nostra società in mano a chi ha i problemi, chi se li deve gestire da soli. I genitori stessi non possono stare da soli, hanno bisogno di qualcuno che li accolga: non solo i figli».

L'attore sottolinea anche di essere super favorevole all'educazione affettiva a scuola: «È importantissima, l'ho sperimentato con le mie figlie che già la fanno».

 
Una escuela pública donde niños con y sin discapacidad estudian juntos, un director visionario —y, como dice el protagonista, un «soñador»— que ha transformado la inclusión en compartir y escuchar. Este es el mundo de Tutto l'amore che resta, el nuevo drama de Rai 1 protagonizado por Raoul Bova, que se estrena el martes 29 de septiembre a las 21:30. La serie, dirigida por Andrea Rebuzzi (Il Professore 3) y producida por Rai Fiction y Fabula Pictures, es la adaptación italiana del Lycée Toulouse-Lautrec francés y fue presentada por los protagonistas en Roma, en la sede de Rai en Via Alessandro Severo. 
 
El reparto también incluye a Giulia Bevilacqua como inspectora. «Es una serie profunda con un mensaje importante», subraya Bova. «Interpreto a Stefano Fogli, fundador y director del instituto Helen Keller, un pequeño colegio romano que valora la inclusión. Pero yo no soy el centro de atención: los protagonistas son los alumnos y sus vulnerabilidades. El instituto acoge a todos: chicos con autismo, con discapacidades físicas e incluso a jóvenes que han pasado por centros de menores».
 
Bova explica que es una serie dirigida a jóvenes y padres, diseñada para derribar barreras: "Creo que las escuelas no deberían crear guetos, pero tampoco deberían crear estudiantes que sean todos iguales: eso sería una gran derrota; en cambio, necesitamos resaltar la diversidad", dice el actor. El sueño de Stefano también contiene elementos de su propia vida real: "Yo", explica Bova, "fui a la escuela de formación de maestros e hice prácticas en escuelas primarias; luego asistí al ISEF y, como Stefano, soñaba con una escuela donde las relaciones fueran fundamentales. 
 
Una relación que también puede traducirse en algo fundamental: no dejar ese pupitre vacío junto a alguien que está pasando por un mal momento, sino llenarlo, acercarse, tomarle la mano o abrazarlo y decirle: Estoy contigo. 
 
En el personaje, sin embargo, ese ideal adquiere mayor urgencia debido a la enfermedad de su hijo. «Stefano soñaba con una escuela así desde niño, solo que además tenía la dificultad de tener un hijo con una enfermedad grave, una discapacidad, lo que le dio ese impulso adicional para dar este paso». Bova señala: «El problema es precisamente este: que estos pasos se dan solo cuando se tiene experiencia personal, cuando deberían darse incluso si no hay problemas en casa. No podemos dejar nuestra sociedad en manos de quienes tienen problemas, de quienes tienen que afrontarlos solos. Los padres tampoco pueden estar solos; necesitan a alguien que los acoja: no solo a sus hijos». 
 
El actor también subraya que está muy a favor de la educación emocional en las escuelas: «Es muy importante, lo he experimentado con mis hijas, que ya la practican».  
 
 
✍️ Corriere Adriatico