Raoul Bova prende una boccata d'ossigeno da Don Matteo (tornerà il prossimo anno su Rai 1) per dedicarsi a Stefano Fogli, un preside sognatore che fa dell'inclusione la sua missione. È il protagonista di Tutto l'amore che resta, nuova fiction in onda dal domani sera su Rai 1, nella quale l'attore interpreta il fondatore del Liceo Helen Keller, un istituto sperimentale che accoglie ragazzi con e senza disabilità. Stefano cerca di costruire un luogo dove ogni studente possa avere una chance e nessuno venga isolato.
«Sono un fan di Stefano perché è un sognatore», racconta Bova, «mi piacciono i personaggi combattivi, che hanno una forte morale e che lottano anche quando le cose sono complicate. Ho studiato alle magistrali e ho iniziato il tirocinio nelle scuole elementari», spiega. «Volevo insegnare, era uno dei miei obiettivi. Sognavo una scuola in cui anche lo sport fosse alla base dei rapporti umani». La fiction, dunque, gli sta particolarmente a cuore. Il sogno di Stefano ha profonde ragioni personali. Il preside infatti vive con la moglie Laura e con il figlio Luca, affetto da una malattia invalidante.
«La scuola ideale di Stefano deve guardare all'inclusività, che valorizzi le diversità», spiega Bova. L’argomento porta l’attore a parlare, durante la conferenza stampa di presentazione della serie, della scuola di oggi. «L'educazione sentimentale dovrebbe diventare materia da insegnare, fondamentale per gli uomini e le donne del futuro».
E parla anche dalla propria esperienza di padre: «Mia figlia mi ha raccontato alcuni commenti di ragazzi che potevano sembrare innocui o ingenui, ma che le stavano facendo male. A scuola ha avuto la libertà di parlarne con gli insegnanti che le hanno dato la possibilità di aprirsi. La situazione è rientrata immediatamente». Non tutti i giovani riescono a trovare chi li ascolta: «Tanti ragazzi e ragazze non parlano delle proprie difficoltà e da questo possono nascere fenomeni come il bullismo o il revenge porn». L'ascolto diventa quindi uno strumento di prevenzione. È la stessa filosofia che attraversa Tutto l'amore che resta, dove l'inclusione passa prima di tutto dalla capacità di vedere la persona prima della sua fragilità o della sua disabilità. Bova si dice favorevole a una legge che vieti ai minori di 15 anni l’accesso ai social: «È necessaria». Già molti paesi l’hanno adottata.
Raoul Bova se toma un respiro de Don Matteo (que regresa el próximo año a Rai 1) para centrarse en Stefano Fogli, un director soñador cuya misión es la inclusión. Es el protagonista de Tutto l'amore che resta, una nueva serie dramática que se estrena mañana por la noche en Rai 1, en la que el actor interpreta al fundador del Instituto Helen Keller, un instituto experimental que acoge a estudiantes con y sin discapacidad. Stefano se esfuerza por crear un lugar donde cada estudiante tenga una oportunidad y nadie se sienta aislado.